Non esiste un insegnamento efficace separabile dal ruolo educativo dell’insegnante, le discipline stesse non hanno senso slegate dalla loro finalità educativa. Nel momento stesso in cui s’insegna ci si prende carico del futuro degli studenti, sia come discenti sia come persone. Un’istruzione separata dal suo ruolo formativo è vacua e tende a perdere immediatamente la sua efficacia.

Dialoghi filosofici con un albero

Scuola Primaria “A.Focaccia” – I.C. N°8 Forlì

(Astrid Valeck)

Quando si parla di outdoor education la mente va subito ad esperienze di educazione ambientale. Eppure molto altro si muove nel giardino di una scuola…

Nel nostro giardino una specie domina su tutte le altre. Ovunque lo sguardo si sposti, incontra conifere. Gli alberi paiono tutti uguali ma, ad una attenta osservazione, mostrano le loro differenze. Uscire all’aperto, sceglierne uno -quello che sembra chiamarci a sé- ed entrare in dialogo con lui è il modo per accorgersi di questa unicità. Ma sarà mai possibile ascoltare e parlare silenziosamente con un albero avendo come strumenti un foglio e una matita? Lasciare che sia la scrittura a dare voce a questo dialogo muto?

All’inizio tante sono le risatine, le corse da un tronco all’altro alla ricerca di quello più adatto prima che qualcuno se ne appropri, il disturbarsi a vicenda. Poi l’imbarazzo tace, e predomina il silenzio.

È sempre così quando la scrittura prende il sopravvento. Il sé chiede il proprio spazio e la carta accoglie il dialogo interiore.

Sono pagine toccanti quelle scritte dai bambini, parlano del loro rapporto con la natura, del loro “mettersi nei panni” di qualcuno che non ha la nostra voce, dei valori di difesa dell’ambiente che già possiedono. Notano i cambiamenti stagionali come quelli che porta lo scorrere degli anni e ragionano su cosa serve ad una pianta per poter crescere rigogliosa e cosa invece non glielo permette. Si accorgono pure che non siamo poi così dissimili da un albero e che sia gli alberi sia gli uomini crescono.

Per far nascere una narrazione occorrono le giuste domande. Non è un’affermazione mia, ma mi piace e la ritengo una buona sfida per ogni insegnante. Le giuste domande sono quelle che non contengono in sé la risposta, non si chiudono rapidamente con un “sì” o con un “no”, ma lasciano scenari aperti a possibili esplorazioni. Sono chiavistelli capaci di aprire porte ed entrare in luoghi che altrimenti non si avrebbe la possibilità di raggiungere.

Il difficile, quindi, è trovare quelle domande che facciano emergere narrazioni, che rappresentano degli enigmi e facciano muovere il desiderio di esprimere la propria opinione davanti agli altri. Una domanda che stuzzichi l’intelligenza e dia modo, non solo di esprimere i propri pensieri, ma di far posto a quelli degli altri per trovare nuove ipotesi e aprirsi a ciò che prima in noi non trovava posto.

La natura ci viene in aiuto perché, da sempre, interroga l’uomo con i suoi misteri, ed è proprio qui che si insinua Empedocle, il filosofo siciliano vissuto ben prima di Cristo, a mischiare le carte e portare scompiglio.

Se ogni cosa cresce nel mondo, può all’uomo crescere la mente?

Tra sguardi piuttosto interrogativi e sbalorditi per lo strano quesito gli animi si accendono, tra chi sostiene di sì e chi non è assolutamente d’accordo. Ognuno porta le proprie motivazioni a sostegno della propria ipotesi. Tutti sono convinti di avere ragione e cercano di convincere i compagni provando la “bontà” della propria idea. Visto che una posizione univoca non la si trova, proviamo a spostare l’ambito d’indagine, chiedendo ad ognuno di immaginare la propria mente. A cosa potrebbe assomigliare?

Tutte le metafore trovate dai bambini ricordano oggetti che “crescono”: fogli su cui prendere appunti, palle che si gonfiano, libri di ricordi che diventano sempre più spessi mano a mano che aumentano le esperienze della vita.

Accertato che la mente possa crescere, si è potuto individuare cosa le serve affinché ciò possa avvenire e cosa, invece, non glielo permette. È un modo per considerare criticamente quanto ci circonda e diamo per scontato, perché vissuto abitualmente; per soffermarsi a pensare, anche quando non si è a scuola, su cosa fa veramente bene al nostro apprendimento e cosa è meglio limitare o evitare.

Siamo arrivati lontano, eppure il nostro oggetto di indagine erano gli alberi.

Anzi, quelle tante conifere all’apparenza tutte uguali che abitano il giardino della nostra scuola. Si fa presto a dire, sono solo alberi, in realtà celano mondi di domande e stuzzicano curiosità. Se ne stanno lì, giorno e notte, con le radici nel terreno e la chioma tra le nuvole. Alcuni sono piccoli, altri maestosi, chissà cosa pensano, chissà cosa ci chiederebbero o ci racconterebbero se potessero parlare, chissà dove ci condurrebbero se solo vi posassimo sopra il nostro sguardo e la nostra curiosità