“Favorire il clima di classe”

di Maria Grazia Berlini

E’ scopo dell’educazione, in generale,

farsi carico della costruzione di significato,

permettere a ciascuno di mettere insieme e

mettere in gioco tutte le competenze

che lo rendono libero di essere e di scegliere

(Novak)

Le tre competenze che consentono all’individuo una piena maturazione bio – psico sociale (emotive, cognitive e relazionali) trovano compimento fra la prima infanzia, per poi fiorire in adolescenza e tarda adolescenza. Essere insegnante educatore in questa età significa anche aiutare i bambini a conoscere sè stessi, gli altri, le proprie emozioni; significa aiutare ad affrontare le situazioni problematiche che si possono incontrare nella vita di relazione; significa insegnare ad avere fiducia in sé stessi; significa favorire un clima di creatività attraverso momenti di confronto e scambio reciproco. Emozioni, immaginazione, memoria, creatività, si attivano con maggiore fluidità quando si utilizzano strumenti legati alle immagini e al richiamo grafico del disegno e della narrazione. “Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere”. (Chesterson)
E’in questo arco di tempo di piena maturazione dell’individuo, che si colloca il nostro insegnamento. Ed è con la volontà e il desiderio di creare un clima facilitante, nel contesto scolastico, per lo sviluppo di queste competenze che ho pensato ad un percorso che attivasse la dimensione cooperativa del fare, che implica : confronto – collaborazione – condivisione.

Il Percorso

Con due classi quinte della scuola primaria Salvo d’Acquisto di Cesena ho realizzato un Disegno di Classe e una Storia di Gruppo, che avevo già sperimentato negli anni precedenti, ma non in maniera così strutturata. Ho sviluppato questo percorso in 4 lezioni, non come un’unità, ma come una attività trasversale, in continuità. Anche per rispondere alla richiesta degli alunni che hanno chiesto come tutto questo sarebbe proseguito. Così l’attività è diventata un appuntamento settimanale per la seconda parte della lezione; loro continuano a riferirsi al loro cartellone appeso in aula e a rileggersi la storia composta insieme. Gli assenti hanno voluto recuperare con un loro percorso e questa attività continua ad accompagnarci nel corso delle settimane.

Il Contesto classe

Nella ricerca di spazi personali, naturale per ciascuna persona, all’interno dei rapporti interpersonali esistenti nel vivere comune, il conflitto è inevitabile.

Ho proposto questa attività a due quinte, avendo ben in mente che sarebbe stata utile, in particolare, per la possibilità di sperimentare concretamente la collaborazione ad un obiettivo comune, in questo caso la realizzazione di un cartellone da appendere in classe.

Descrivo l’attività scelta e in via di sviluppo con uno dei due gruppi classe, variegato e complesso, che fatica a sentirsi “gruppo”, composto da individui molto competenti, e altrettanto competitivi, accanto ad altri con bassa autostima accanto ad alcuni provenienti da situazioni sociali e familiari altamente conflittuali e ”distruttive”. Ad inizio anno ho assistito alle dinamiche di sempre: chi esclude quello, chi irride l’altro, chi continua a sentirsi estraneo, chi sembra indifferente, un bambino disabile straniero, qualche allievo BES non certificato e, infine, chi non sembra conoscere altro modo per approcciarsi che la provocazione, il contatto fisico e “disturbare la lezione”.

Realizzazione del Percorso Obiettivi

  • Stimolare la collaborazione ad un obiettivo e ad una realizzazione comune
  • Conoscere tecniche creative innovative
  • Garantire il rispetto per l’operato di ciascuno
  • Stimolare l’utilizzo di materiali grafico-pittorici

Il disegno di classe

“Senza rendersene conto, il soggetto attribuisce allo stimolo i propri desideri, sentimenti, timori, bisogni, conflitti. Permette, il disegno, di “riordinare” il modo che noi abbiamo di sentirci e di sentire le nostre emozioni. Nel disegno si evidenzia la differenza fra come ci percepiamo e come gli altri ci vedono”. (Melesi 2008).

Prima lezione

Nel proporre il disegno di classe ho fatto rispettare un mandato preciso: realizzare un disegno, utilizzando la stessa matita (tre tratti a testa) a prosecuzione del tratto dove è stato lasciato in precedenza, senza commentare quanto disegnato dagli altri compagni. Abbiamo realizzato, attraverso il tratto congiunto, un cartellone da appendere in classe.

Non ho proposto un tema, ma ho lasciato che loro, nella progressione della realizzazione, trovassero il loro tema. Ho fornito come unico input che fossero rappresentati esseri viventi, ambienti di vita, paesaggi. Quasi simultaneamente, dopo queste informazioni, si sono detti che la tematica da sviluppare riguardava la realizzazione grafica di “un loro mondo.”

Dopo sei giri di passaggio di matita, tutti si sono ritenuti soddisfatti del prodotto ed hanno considerato concluso il lavoro.

Più complessa è stata per i ragazzi la scelta del titolo da attribuire al disegno: pur scrivendo proposte libere alla lavagna, e dopo una votazione democratica (scelta del più votato), questa fase è stata evidentemente colta come la vera questione di “forza” e“potere” all’interno della classe, di trattative e di affermazione di qualcuno sugli altri compagni. Infatti uno dei maggiori “provocatori” (nei primi anni di scuola a calci e pugni, negli ultimi a parole e battibecchi continui durante le lezioni), ma più insicuro nel suo modo di affermarsi, ha provato a ritrattare dicendo: “A, se sapevo cosi, avrei votato diversamente ..” e parlando al compagno cui voleva compiacere, ha detto esplicitamente: “Guarda che io votato per te!”, provando a convincere che l’insegnante : “…non ha conteggiato bene” per ribaltare il risultato. E’ stata certamente un’occasione di intenso confronto nel gruppo.

Seconda lezione

Abbiamo colorato contemporaneamente tutti attorno ad un tavolo. Colorare all’interno dei contorni o, viceversa, in maniera imprecisa, scegliere colori improbabili o troppo realistici, interrompere linee, trasformare: anche questa occasione ha stimolato tra loro considerazioni sul “rispetto” del lavoro collettivo, sulle emozioni (“Ma no, non va fatto così! Non è cosi!”) e i sentimenti suscitati dall’intervento dei compagni su parti dell’opera considerate “proprie”.

L’approccio narrativo

La nostra realtà sociale è fatta e si svolge attraverso delle narrazioni che danno vita ai contesti in cui noi diveniamo consapevoli di noi stessi e degli altri, stabilendo delle priorità e delle regole per i comportamenti…(Sluzki 1992)” .

Terza lezione

In questa occasione abbiamo composto una Storia di Gruppo avendo di fronte il cartellone. In interazione, in gruppo la storia è stata co-costruita, diventando una storia comune.

Ma è necessario giungere a patti. Chi percepisce cosa nella visione del disegno? E’ più corretto quel che vedo io o quel che vedi tu? E come queste, molte altre domande si sono affollate nella mente dei ragazzi. Non è stato sempre facile accettare le interpretazioni degli altri, magari su un’immagine che si voleva rimanesse sempre tale (sia nel momento in cui è stata realizzata, che nel momento in cui è avvenuta l’interpretazione del disegno e la produzione della storia). Comunque è certo che sentirsi inseriti all’interno di una narrazione di gruppo li ha fatti sentire protetti da ingerenze e, contemporaneamente, liberi di comunicare ciò che, da soli, non sarebbero in grado di sostenere.

Il mio intervento è stato necessario solo una volta, perché nel primo giro di invenzione della storia, quando appena la metà della classe aveva esposto la propria idea, uno dei ragazzi ha ipotizzato la distruzione totale di quel “mondo” inventato, a partire da ciò che aveva identificato come un “razzo-bomba”. Ho ripreso il racconto dimostrando come non potesse essere distrutto e concludersi tutto in quel momento; il mio intervento, indispensabile, ha rasserenato gli altri compagni, li ha fatti sentire protetti.

Da li siamo ripartiti. Ho riletto il racconto dopo ogni giro.

Solo una bambina cinese, molto timida, mai integrata completamente (ritengo anche per scelta sua) non ha “contribuito” al raccolto, si è evidentemente sentita forzata, ha chiesto di “passare” la parola quasi ogni volta e, quando è intervenuta, si è limitata semplicemente a descrivere quanto vedeva senza nessun apparente coinvolgimento.

Quarta lezione Riflessioni

Dopo aver scelto e proposto strumenti e tecniche laboratoriali, questo è il momento della ricerca di significati da condividere. In questa occasione ci siamo posti come ri-guardanti di fronte ad un’opera d’arte ed alla narrazione ad essa connessa.

Quali considerazioni hanno espresso sull’attività proposta, sui contenuti, quali emozioni e sentimenti ha suscitato questo “viaggio”?

“Bello! Si , e adesso cosa facciamo?” . “Dai, è venuto bene!”. Soddisfazione per la maggior parte degli alunni.

Anche “però quel titolo non c’entra”, che non è più, si noti, il “non mi piace “ dell’inizio (quando è stato difficile accettare che il nome scelto non fosse quello proposto da ciascuno di loro), ma una considerazione sull’opera conclusa e la possibilità che avesse un nome più appropriato. Dal mio punto di vista ha contribuito ad una forte consapevolezza di gruppo, oltre che una maggiore auto-consapevolezza all’interno del gruppo stesso.

Alla fine è stato loro comunicato che, attraverso una attività interdisciplinare concordata con la docente di tecnologia, gli alunni avrebbero trascritto il racconto al computer, per poi stamparlo in grande, leggibile accanto al cartellone appeso in alto e ben visibile nella classe. E anche questo ha riscosso il loro apprezzamento.

Considerazioni personali

“Insegnare ad avere fiducia in sé stessi è favorire un clima di creatività, attraverso momenti di confronto e scambio reciproco” .

Percezioni diverse e descrizioni originali hanno portano comunque ad un quadro e ad una narrazione collettiva. E’ come se con questo percorso avessero imparato un po’ meglio ad accettare la “frustrazione” dell’intervento di un altro sul proprio lavoro e sul proprio progetto, a rispettarsi, a considerare interessante e degno di impegno personale un lavoro collettivo. Come evidenziato: “ La creatività serve per pensare ad alternative possibili, avere idee originali per trovare soluzioni, uscire da situazioni difficili o da schemi comportamentali che si bloccano…”. Ed ecco qua, gli schemi presenti dalla seconda alla quinta in questa classe, ricollocati e rivisti, con nuove modalità.

 

Certamente ha contribuito ad un ulteriore conoscenza di sé, rispetto al gruppo, ad essere disposti a mostrare un po’ delle proprie emozioni, ad affrontare le situazioni problematiche inevitabili nella vita di relazione, e tutto questo attraverso proposte che hanno attivato la loro creatività. Rispetto alla classe parallela, tranquilla anche se molto variegata, che però non ha rispettato le consegne arrivando alla produzione di un cartellone con tanti disegni “singoli” e non collegati, questa classe ha creato davvero un bel cartellone, equilibrato prodotto di un lavoro non lineare né facile ma, certamente, collettivo!

Emozioni, immaginazione, memoria, creatività attivati attraverso l’utilizzo di strumenti legati alle immagini, al richiamo grafico del disegno e alla narrazione….

Come abbiamo continuato…

Spostando la riflessione e il percorso emozionale dalla classe al singolo alunno.

A partire da questa riflessione e per la vicinanza dell’“opera finale”, composta dalla classe, allo stile sognante e leggero di Marc Chagall, ho pensato di introdurre un nuovo percorso: un laboratorio espressivo di arte – religione come prosecuzione, riflessione e che si colleghi più strettamente ai temi biblici e inerenti le religioni, intrecciati nell’arte di Chagall e previsti nel programma di quinta classe che andrò a sviluppare nel corso dell’anno.

Obiettivi del laboratorio :

  • avvicinare alla conoscenza dell’artista Marc Chagall;
  • conoscenza della Bibbia attraverso l’analisi delle sue opere sull’argomento, custodite al Museo biblico di Nizza:
  • stimolare l’utilizzo  di materiali grafico-pittorici per rappresentare gli avvenimenti e le persone importanti della vita dell’alunno

Segni e colori dell’anima in Marc Chagall: il messaggio biblico

L’Arte è un atto religioso. Ma sacra è l’arte creata al di sopra degli interessi : gloria o altro bene materiale. L’arte mi sembra essere soprattutto uno stato d’Animo”.

«Mi è sempre sembrato e mi sembra tuttora che la Bibbia sia la principale fonte di poesia di tutti i tempi. Da allora, ho sempre cercato questo riflesso nella vita e nell’arte. Per me, come per tutti i pittori dell’Occidente, essa è stata l’alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli». (M. Chagall)

 

Così Chagall commenta una delle componenti essenziali del suo armonico universo interiore ed artistico, dove ricorrono, come costanti psicologiche e figurative, la famiglia, i tratti familiari della madre, del padre e della moglie Bella, la tradizione religiosa e la cultura yiddish. Vive e tangibili, le Sacre Scritture sono sentite dal pittore come parte integrante della vita quotidiana.

Chagall, ebreo russo, aveva respirato la tradizione ebraica fin da bambino. Ogni sabato a pranzo, il padre era solito leggere un brano della Bibbia alla sua numerosa famiglia. E’ stato uno dei più grandi pittori del secolo scorso. E’ vissuto quasi cento anni (dal 1887 al 1985), dipingendo sempre in modo originale, allegro e divertente.

La BIBBIA è il libro che ebrei e cristiani custodiscono e tramandano “di generazione in generazione”, il libro più famoso e letto del mondo. Chagall ne era affascinato, la sognava e la viveva. Così quando un suo amico gli propose di illustrare un libro, non ebbe dubbi: ILLUSTRERÒ’ LA BIBBIA!”. (Sintesi e parole degli alunni)

Chagall più che illustrare, reinventa il testo con il criterio della sua fantasia e sceglie le figure e gli episodi sulla base delle emozioni che sono in grado di trasmettergli. Il dipinto mostra Adamo addormentato nelle braccia dell’angelo e inconsapevole di quanto sta accadendo. Più in alto sta la sfolgorante girandola della Creazione, che culmina nella crocifissione di Cristo, tema che compare frequentemente nelle opere di Chagall come simbolo universale della sofferenza umana e, forse, della speranza di riscatto dell’umanità. Suggerire la presenza divina con la luminosità dei bianchi e dei gialli e con le mani che sbucano da una nuvola.

Ogni opera d’arte è nata dall’esperienza umana dell’artista che l’ha prodotta. A chi la incontra è dato, non solo di guardarla, ma anche di comprenderla penetrandone il significato”. (M. Chagall).

Farò anche io una girandola della mia vita!

“Ho visto delle diapositive dei quadri di Marc Chagall su alcuni episodi della Bibbia tra cui La Creazione dell’Uomo, dove Chagall ha dipinto una girandola di energia entro cui, con qualche disegno, ha raffigurato la sua vita, le cose più importanti e i momenti per lui simbolici. Ha dipinto i suoi ricordi: la sua famiglia, il suo villaggio, Dio, gli angeli… tutte cose che lui ha tenuto dentro il cuore”.

Prima dipingerò la “GIRANDOLA” e poi farò come Chagall: intorno ad essa rappresenterò tutte le cose più importanti della mia vita.

Useremo molti colori vivaci perché la vita è vivace, bella e interessante. (Sintesi e parole degli alunni)