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 “Soluzioni inaspettate nascono a volte per caso. "Come si può rendere partecipi gli altri del nostro lavoro?" "Documentando" è stata la risposta ed è nata la rivista

".. costruire un'identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati.." 

Pier Paolo Pasolini

 

Per un uso creativo e autobiografico del romanzo nella scuola dell'infanzia.

La storia infinita di M. Ende

(Astrid Valeck)

 

Democraticamente tutti possono scrivere autobiografie, basta che ognuno racconti la propria vita  affidandosi alla “naturalità” della propria verbalizzazione, senza i fantasmi e i dubbi di possibili mediazioni.

[A. Cagidemetrio, Verso il West]

La scelta dell'argomento

Il romanzo “La storia infinita” è stato scritto da M. Ende e pubblicato nel 1981. È composto da due parti ed ha molteplici ambientazioni. È una storia dentro la storia.

Ha avuto anche una traduzione cinematografica. In realtà il film è molto parziale, prende in considerazione solo la prima parte del romanzo e deluse profondamente lo scrittore che voleva farlo ritirare dai botteghini. La storia infinita è un romanzo di formazione. Il giovane protagonista approda alla maturità attraverso un lungo viaggio, dapprima fantastico e, poi, profondamente interiore. La lettura si dimostra uno strumento assai educativo, offre una lezione morale e produce un cambiamento nel protagonista che è, al tempo stesso, lettore e personaggio di una storia che lui stesso crea e di cui è parte.

 

“L'amuleto dà un grande potere, ti permette di realizzare tutti i tuoi desideri, ma al tempo stesso ti porta via qualcosa: il ricordo del tuo mondo.

[..]ti dà la direzione e al tempo stesso ti porta via la meta”

Il profondo senso di solitudine e abbandono da parte delle figure genitoriali, l'una morta e l'altro ripiegato nel proprio dolore rischia di far perdere, per sempre, il protagonista dentro Fantàsia, mondo fantastico in cui ogni desiderio può essere soddisfatto, ma in cui non vi sono uomini, e, quindi, relazione. La solitudine fa creare al protagonista un mondo personale modificabile a proprio piacimento, dove nulla è impossibile, ma in cui si rischia di perdersi per sempre. Per ogni desiderio realizzato il protagonista perde un pezzettino di se stesso. Si dimentica chi è e da dove viene. Come dice uno dei personaggi del romanzo “[tutti vogliono cambiare il mondo intorno a sè, ma] nessuno prova a cambiare se stesso”. Infatti solo quando il protagonista proverà a cambiare se stesso, troverà il modo per lasciare Fantàsia e tornare nel mondo reale. Saper amare è l'ultimo desiderio che il protagonista esprimerà, quello che gli farà dimenticare completamente chi è, ma nel contempo gli farà ri-trovare l'amicizia e lo accompagnerà sulla strada verso casa. Il volume si presenta con una copertina rosso rubino su cui è applicato un medaglione di forma rotonda con l'immagine di due serpenti intrecciati che si mordono la coda. Il medaglione ha il nome di Auryn. Nella finzione narrativa nella parte posteriore del medaglione vi è scritto “Fa ciò che vuoi”. Scritta che può trarre in inganno, perchè il significato di quelle parole non è quello di comportarsi come uno vuole incurante degli altri, inseguendo il proprio egoismo senza valutare la conseguenza delle proprie azioni, bensì individuare e seguire la propria essenza più profonda.

Chi sono io? Qual è la mia strada?

Sono domande che ogni uomo si pone quando va alla ricerca di se stesso ed è su questo sentiero di identità, autostima e memoria che abbiamo condotto i bambini.

Noi abbiamo utilizzato sia il romanzo, sia il film, sia la drammatizzazione. Tanti differenti canali comunicativi per andare incontro e sollecitare i differenti modi di apprendere dei bambini. Non si impara tutti nello stesso modo. L'immagine è sicuramente più immediata, ma la parola e quindi la lettura, mette in moto la capacità immaginativa. Le parole costringono alla rappresentazione mentale.

La trama

Il protagonista è un ragazzino di nome Bastiano Baldassarre Bucci che, in una giornata piovosa, ruba un libro di grande formato in una libreria, si chiude nella soffitta della scuola marinando le lezioni e inizia a leggere. Il libro narra le gesta di un giovanissimo cacciatore di nome Atreju che deve trovare il modo di salvare il regno di Fantàsia da un certo Nulla che sta distruggendo tutto e, nel contempo, guarire l'Infanta Imperatrice che sta morendo. Per fare ciò ha con sé Auryn, il famoso medaglione posto sulla copertina del libro. Durante questa Grande Ricerca non potrà portare armi e dovrà lasciarsi guidare fiducioso dal medaglione. Atreju affronterà prove terribili tra cui la perdita del suo migliore amico, un cavallino di nome Artax che affogherà nelle paludi della tristezza. A dar manforte al Nulla c'è Mork, un mostruoso lupo, nato allo scopo di trovare Atreju e ucciderlo affinchè non possa salvare Fantàsia. Durante il suo viaggio, il giovane Atreju, deve superare tre prove rappresentate da altrettante porte: il Grande Enigma, lo Specchio Magico e la porta senza chiave oltrepassando la quale incontrerà Uyulala. Sarà quest'ultima a dirgli che l'Infanta Imperatrice potrà essere salvata solo quando avrà un nome nuovo, ma che questo nome non potrà esserle dato da nessuno dei personaggi del regno di Fantàsia, perchè essi sono personaggi inventati da uno scrittore e possono dire e fare solo quello che qualcuno pensa per loro. Da soli, non sanno creare nulla di nuovo. Insomma: ci vuole un bambino. La facoltà creatrice è prerogativa umana. Dare un nome alle cose significa dare loro vita. Renderle vive. Ma dove può andare Atreju a prendere un bambino? È un personaggio e non può uscire dalla storia. Bisogna che un bambino entri nella storia.

 E come è possibile questo?

La domanda è stata la chiave di volta su cui abbiamo imperniato la nostra progettazione. Quesito rivolto rivolto ai bambini, affinchè trovassero una soluzione e potessero arrivare a Fantàsia e salvare l'Infanta Imperatrice.

La porta del Grande Enigma

“E sai cosa emanano gli occhi della Sfinge? Tutti gli enigmi del mondo. Per questo le due Sfingi non fanno che guardarsi in faccia. Perchè solo una Sfinge può sostenere lo sguardo di una Sfinge”.

Lo Specchio Magico

“Non si vede il proprio aspetto esteriore, ma il proprio io interiore, come è in realtà. Chi vuole passare, deve, tanto per intenderci, entrare in se stesso.”

La porta senza chiave

“Tanto più uno vuol passare, tanto più la porta si chiude. Ma se uno riesce a dimenticare ogni intenzione di passare e a non volere più nulla, allora la porta gli si apre davanti da sola, per incanto”

La lettura a lume di candela

Nella stanza in penombra un grande tappeto aspetta i bambini. Sullo sfondo del computer appare un'immagine sfocata, la nebbia la avvolge. Si sente il vento soffiare forte e poi le prime note della nota canzone di Limalh riempiono l'aria.

Never ending story diventerà il leit motiv di tanti mesi di scuola. I bambini sanno che questa canzone apre alla lettura.

La stanza della scuola si trasforma nella soffitta in cui Bastiano si è nascosto a leggere. Il computer ci aiuta ancora e il rumore di una fredda pioggia accompagna la lettura. Una fioca candela accesa permette alla maestra di intravedere le righe del libro che sta leggendo e tutti i bambini si sentono come Bastiano. L'attesa per un nuovo capitolo dura un'intera settimana. Come nella migliore tradizione narrativa, la lettura è sospesa “sul più bello” per accendere la curiosità e creare aspettative.

Le pagine non sono state riscritte, ma solo accorciate. La musicalità dello scorrere delle frasi così come le descrizioni dei personaggi e dei luoghi sono quelle dell'autore. Siamo dell'idea che un testo vada apprezzato per come è nato. La sua bellezza estetica, la capacità di evocare immagini da parte dello scrittore, ci piace siano mantenute. Se un testo ci ha richiamato assonanze o risonanze è merito del suo autore. Non amiamo le sintesi o più precisamente le semplificazioni che sottraggono poeticità ad una scrittura. È vero che non tutto viene capito, ma il passaggio di comunicazione tra scrittore e lettore può seguire altri canali, più emotivi, che la lettura ad alta voce può aiutare. Quando i bambini saranno più grandi potranno ritornare sul testo e cogliere quanto è loro sfuggito. Parole sconosciute o nuove sono l'occasione per apprendere quanto ancora non si sa.  

L'incontro con l'Infanta Imperatrice e l'inizio della Grande Ricerca.

 

Essere dalla parte del protagonista significa vivere quello che lui vive, desiderare di aiutarlo. Parteggiare per lui. Lasciarsi coinvolgere. Entrare, a piccoli passi, nel testo. Quasi senza accorgersene i bambini vivono e sentono quanto Atreju sta vivendo e sentendo. Soffrono con lui, si esaltano con lui. Come il piccolo Bastiano sono in cammino verso Fantàsia.

 

Dal mio diario:

Il SILENZIO è ciò che più mi ha colpita all'interno della stanza dove avevamo allestito la TORRE D'AVORIO per far incontrare l'INFANTA IMPERATRICE ai bambini.

I faretti orientati verso la cima della torre, il tulle nelle sfumature dal blu all'azzurro, dal turchese al bianco che scendeva, in drappeggi leggeri come nuvole, dal soffitto.

La penombra. I cuscini su cui inginocchiarsi... I bambini entravano e subito si zittivano colmi di attesa e di stupore.

Silenzio. È stato anche difficile coinvolgere i bambini in un dialogo con l'Infanta Imperatrice. Alle sue domande restavano zitti. La guardavano e non potevano proferire parola.

È la prima volta che assisto ad un'emozione simile. Mi ritengo molto fortunata ad essere qui dentro con i bambini, mentre tutti gli altri aspettano fuori il proprio turno per entrare. 

Una lunga fila di bambini cicaleccia oltre la porta. Entrano in quattro alla volta, si inginocchiano sui cuscini davanti alla Torre d'avorio, il loro sguardo incontra l'Infanta Imperatrice e le parole si spengono sulle loro labbra. Resta lo stupore e il silenzio.

Rientrati in sezione ho chiesto ai bambini cosa avevano provato:  C'è chi si è “sentito felice”, chi aveva domande da porre all'Infanta Imperatrice ma non vi è riuscito perchè “le parole erano scappate dalla bocca”, chi era “triste e preoccupato” perchè l'Imperatrice “era malata e temeva non guarisse”.

Gli oggetti mediatori

L'Infanta Imperatrice dona a ciascun bambino un medaglione come quello di Atreju. Li proteggerà come protegge Atreju e li guiderà nella Grande Ricerca. Bimbi grandi e piccini si tengono per mano e si aiutano nel superare le prove che li attendono. Prove che coinvolgono loro, ma anche i loro genitori. Tutti aiutano Atreju.

Borsa magica è un altro oggetto mediatore: piccola borsa in stoffa con zampe di rana. Sarà lei a muoversi con agilità tra il nostro mondo quotidiano e Fantàsia. Ogni tanto sparisce. E ogni tanto torna. Sprona i bambini ad accompagnarla in attività grosso-motorie e oculo-manuali. Fa i dispetti, scappa, porta doni. Diventa parte della “famiglia”. Un giorno, al mio arrivo a scuola, due bimbe mi regalano un ritratto di Borsa magica realizzato con il collage. Vi hanno aggiunto occhi e bocca, che la borsa reale non ha. Qualche compagno obietta che la “vera” Borsa magica è senza occhi e senza bocca, ma le bimbe ribattono che la fantasia può cambiare le cose...

Il ritratto, che volutamente ho conservato incollandolo al mio diario professionale, mi è parso un buon esempio del coinvolgimento dei bambini. Fantasia, immaginazione, creatività.

Identità e memoria

“[..] il nome è la persona e il nome è il linguaggio, mediazione ed essenza insieme … il nome dell'io e il nome del tu, il nome che riferiamo a noi stessi o i nomi con cui gli altri ci definiscono .. sono equivalenti, rimane il discorso a parlare del soggetto[1]

Con bambini così piccoli ci si interroga spesso sul senso di utilizzare l'autobiografia. C'è chi ritiene che ciò non sia possibile per la natura stessa della parola: scrivere la propria storia di vita. È innegabile che i bambini non scrivono, non ne sono capaci per come intendiamo noi adulti la scrittura. In realtà la nostra esperienza di insegnanti ci porta a notare che è nel SEGNO che i bambini si rappresentano e si raccontano. In quel segno che prima è scarabocchio e poi disegno, per poi divenire segno convenzionale.

Quello che ci interessa sollecitare è la nascita di un “pensiero autobiografico”. L'autobiografia ha un grande supporto dalla “memoria tramandata”. Sono i racconti di chi ha trattenuto ricordi per noi, quando ancora non potevano farne memoria, a rappresentare la leva potente della nascita del racconto autobiografico. Il primo segno di identità è nel nome. Qualcuno lo ha scelto, lo ha pensato per noi, quel nome parlerà di noi per tutta la nostra vita. È proprio dal nome che siamo partite, quel nome che servirà all'Infanta Imperatrice, ma che ognuno possiede e di cui tutti possono parlare e sentirsi raccontare. Ed è a questo punto della nostra progettazione che intervengono  i genitori. Sono loro a scrivere e a portare a scuola pergamene che raccontano del nome dei loro figli e, in una fase successiva, dei loro talenti.

Ogni bambino si rispecchia e si ri-conosce nelle scritture dei genitori e nella con-divisione nel grande gruppo a scuola. Memoria, ascolto, racconto individuale, riconoscersi e scoprirsi nelle parole degli altri, in un rimando continuo tra sé e gli altri, perchè l'identità vuole molte voci.

Le narrazioni sono messe in circolo dentro la scuola appendendole lungo i corridoi e disponibili ad essere lette da ciascun adulto, ma anche lette dagli adulti (familiari e insegnanti) ai bambini. Le storie individuali divengono patrimonio collettivo.

 

Ogni nome porta con sé una bellissima storia

MOUHAMED. Nome di origina araba. Scelto  da papà.

“Mi è arrivato nel sogno. Una notte mentre che dormivo mi arriva una voce: “Assan, quando avrai un figlio maschio daillo il nome Mouhamed”. Così quando è nato mio figlio l'ho chiamato Mouhamed. Mouhamed è nostra guida spirituale, nostro modelo, nostro profetto, il nostro idolo di noi musulmani. Significa il migliore, l'educato, il maestro, la bonta, generosita e patienza”.

LORENZO. Nome di origine latina. Scelto da mamma e papà insieme.

“Lo abbiamo scelto pronunciandolo ad alta voce, ma solo dopo aver visto il musino di nostro figlio appena nato. Ci è piaciuto perchè è un nome dolce e forte allo stesso tempo e ci piaceva il legame con Lorenzo “il Magnifico”. Significa abitante di Laurento ossia città dell'alloro, pianta divenuta simbolo dei vincitori e degli incoronati.

CESARE. Nome di origine etrusca con il significato di grande. Il nome acquista importanza dal celebre politico Caio Giulio cesare  e dopo la sua morte Cesare divenne un titolo imperiale. Significa anche criniera e folti capelli. Scelto dal babbo perchè era il nome di suo nonno. Un nome di famiglia che gli è sempre piaciuto per il suono importante.

CHIMA CHINOSO. Nome originario della Nigeria. Scelto dal papà. “Mi sono ispirato al Signore. L'ho scelto per motivo di molto vicinanza di Dio su di noi nei periodi di gravidanza. Chima significa Signore solamente sappia il bisogni di ogni viventi. Chinoso significa Sigore e sempre con noi.”

GEORGE. Diminutivo del nome romeno Gheorghe, uno dei più amati Santi della chiesa ortodossa.

Scelto da entrambi i genitori. “George è nato il 13/04 e San Gheorghe si festeggia il 23/04, lo abbiamo scelto perchè ci auguriamo che San Gheorghe sia per George il suo protettore sul suo cammino nella vita. San Gheorghe era chiamato anche “Biruitorul” che vuol dire “il conquistatore” essendo un grande soldato che ha lottato nel esercito romano sotto il imperatore Dioclizzian -un grande perseguitore dei cristiani. San Gheorghe, anche se era il suo soldato, si dimostra uno dei più grandi soldati che combattera per i cristiani e per l'esercito di Gesù Cristo.

IGNAT. Di origine greca, dal sostantivo ignatios che significa “figlio”. Scelto dal babbo con l'aiuto della mamma. “Perchè è un nome bellissimo!”.

EMMA: Di origine gotico-germanica derivante da “amme” (nutrice) o “irmin” (potente, grande). Scelto da mamma e babbo insieme. “Lo abbiamo scelto prendendo spunto dal nostro telefilm preferito “Friends”. È un nome semplice, dal sapore antico. Significa lupo, animale sacro ad Odino.

GIANLUCA. “La mamma voleva chiamarlo Nicola o Ettore, il babbo aveva tanti nomi in testa, tra cui Pindaro. Ma quando è nato il babbo lo ha visto e lo ha salutato chiamandolo Gianluca e così è stato. Un nome che nessuno aveva ancora nominato nelle varie liste, un nome arrivato insieme a Gianluca. Quindi lo ha scelto il babbo e, forse, anche Gianluca. Mamma dice che significa portatore di luce anche se non si ricorda bene, per noi significa due nomi in uno. Un nome che noi pronunciamo spesso dicendo Gianlu e non Gianluca”.

Ogni bambino è unico e speciale

“Nostro figlio ha una buona memoria. Si ricorda di eventi che si sono verificati anche molto lontano nel tempo. Ha un ottimo senso di osservazione: se si trova in un luogo può descrivere tutto quello che c'è.”

“Nostro figlio è capace di far soridere tutti in caza perchè anche quando rabiato i pasa dopo 5 minuti.”

“Con lui è possibile parlare di tutto: esprime sempre la sua opinione, non ti sembra di parlare con un bambino di 5 anni.”

“Non è mai rancorosa, è paziente e sa adattarsi senza alcun problema ad ogni situazione le si presenti. Ha un gran senso del ritmo e adora ascoltare la musica. È dotata di spirito di osservazione ed ha una memoria eccellente!”

“Una delle doti di mia figlia che preferisco è la grande positività con cui affronta tutto!”

“Mia figlia è una bimba molto coraggiosa, forte e determinata. Gli piace soccorrere le persone quando si fanno male. Gli piacciono le attività di gruppo ed ha sempre una parola e un sorriso di conforto per tutti. È educata e gentile e non dice mai le parolacce.”

“Una cosa è sicura, nostra figlia è una bambina molto generosa. Sin da piccola si è sempre dimostrata di buon cuore condividendo qualsiasi cosa le appartenesse con tutti. È una bambina molto semplice e genuina. Intuitiva, a tratti geniale, sa risolvere le problematiche quotidiane con grande “savoir faire”, dimostrando una non comune intelligenza.” 

 

Rievocare ricordi: fare memoria per chi non ha memoria

Non appena passato lo Specchio Magico, Atreju perde la memoria. Non sa più chi è né si ricorda della missione che sta svolgendo.

“Quando si trovò dall'altra parte della Porta dello Specchio Magico, aveva del tutto e completamente perduto ogni memoria di sé, della sua vita passata, della sua meta e della sua intenzione. Non sapeva più nulla della Grande Ricerca che lo aveva condotto fin lì e non conosceva più neppure il suo nome. Era come un bambino appena nato.”

Come i bambini sono stati protagonisti nel racconto dei loro genitori, allo stesso modo danno vita al personaggio Atreju attraverso le loro parole. Creano la sua memoria. Ogni bambino gli dona un ricordo, qualcosa che ha rievocato apposta per lui. Valido strumento per sollecitare la memoria, si dimostrano le fotografie.

Molte buone idee nascono per caso.

Nel corso degli ultimi tre anni, per errore, abbiamo mandato in stampa più copie delle medesime fotografie. Purtroppo, a volte, la praticità dei file e dei computer porta a fare confusione. Potevamo semplicemente buttare via le foto, ma “buttare” non rientra nel nostro vocabolario: riciclare...ripensare...riutilizzare, ma non buttare.

Così abbiamo pensato di sollecitare le narrazioni e i ricordi dei bambini proprio a partire da quelle foto, lasciando ciascuno libero di scegliere quella o quelle che stuzzicavano memorie. Con molto impegno ogni bambino ha raccontato tantissimo di sé e dei propri amici e delle attività e dei giochi fatti a scuola come delle uscite. Momenti informali e momenti strutturati.

È durante questo momento che una bambina ha esordito: “Ma questi sono i nostri ricordi! Non è la storia di Atreju!”. Giusto. Come fare allora per aiutare Atreju a ricordare chi è e che cosa deve fare?

Sarà un altro bambino a trovare la soluzione: “Gli diciamo la sua storia. La storia del libro che ci stai leggendo, così lui si ricorda!”.

Da un punto di vista prettamente scolastico questa soluzione rappresenta un importante momento di verifica individuale sulla comprensione del testo e l'esposizione logica e in successione degli avvenimenti. Da un punto di vista umano (forse anche medico?), i bambini hanno evidenziato, scoprendolo da soli, che si può fare memoria per chi questa memoria l'ha smarrita.

Uno alla volta si accomodano su una preziosa sedia in legno e cuoio di fronte al lenzuolo che rappresenta la storia di Atreju e che i bambini hanno realizzato. Supportati dalle immagini ognuno narra la propria versione della storia. C'è chi riesce a dare anche interpretazioni valoriali e chi si sofferma solo su ciò che lo ha maggiormente suggestionato. Chi narra in terza persona e chi, invece, prova a rivolgersi direttamente ad Atreju: parla con lui. Chi si esprime con lunghe e articolate frasi e chi con poche parole strappate ad una lingua che ancora non padroneggia.

 

 

Un ricordo per Atreju a partire da una foto

 

Ero piccola. Sono io Amrita, avevo 4 anni. Adesso 6.

Sto facendo il lavoro con la carta e le forbici.

A me piace disegnare i cuori, i fiori e le farfalle.

A scuola i miei amici sono Chiara e Ignat. Un amico è che gioca. Un amico è bello.

 

È la Giorgia, sta servendo a tavola. Noi facciamo i camerieri a scuola, ci mettiamo i grembiuli. Io la cameriera la faccio anche a casa.

La mamma mi mette la tovaglia e io faccio le altre cose.

 

Eravamo andati con la vigilessa Jessica a prendere la patente dei pedoni e poi siamo andati nell'ufficio del Sindaco (sala della Consiglio comunale). 

Il Sindaco fa il lavoro di quello che decide tutte le cose.

Nell'ufficio del Sindaco ci sono i microfoni per dire le cose del paese. Ci sono delle bandiere: una è dell'Italia, le altre non le conosco.

Nella foto ci sono la Chiara, la Vittoria, la Carol, Gianluca, Ludovico, Aleks, Nicole, Chima, e Ignat, il resto non si vede più niente- quel signore  nella foto (l'assessore) è lo zio di Ludovico.

 

Sono io, mi chiamo Taha, sto tagliando la carta dei pupazzi di neve. Ero piccolo. Era dicembre. Viene la neve, no! La neve viene a febbraio. 

Ce n'era tanta! Sono venuti gli scavatori a togliere la neve! Io stavo in casa e giocavo. Nella strada di Meldola vedevo tanta neve! (ricorda l'eccezionale nevicata del 2012)

 

Lei è una vigilessa...e ci spiega come si va in strada...camminando piano piano sul marciapiedi, attraversando la strada sulle strisce pedonali...ci ha detto che quando si attraversa la strada bisogna sempre dare la mano a qualcuno...il babbo o la mamma e guardare prima a sinistra e poi a destra...

 

Stavamo facendo musica con Marcello (l'esperto esterno). Era di lunedì. Gli strumenti erano per terra. 

Noi li dovevamo prendere e suonarli. Stanno suonando Cesare, Chima, Aleks, Chiara e Mariyan. 

Eravamo nella stanza atelier, Marcello è molto bravo. Il gioco degli strumenti è il mio preferito. Io non ci sono nella foto.

 

Siamo nella palestra e giochiamo. Li inventiamo noi i giochi. Sono con gli amici. 

Un amico serve per fare amicizia. Gli amici giocano insieme. I miei amici sono Aleks e Thoams, sono bravi a giocare con me. 

Anche Atreju ha un amico: sono io il suo amico!

 

Eravamo a scuola, un giorno che c'erano gli alpini.

Eravamo piccolini.

Nella foto c'è la Fatou, sta guardando l'obiettivo. Sulla testa ha il cappello degli alpini.

Gli alpini erano venuti a scuola a cucinarci le castagne perchè era il tempo delle castagne. Le castagne arrivano in autunno. Quindi era autunno.

In autunno cadono le foglie, mi metto la sciarpa, il cielo è grigio e piove.

 

La storia di Atreju. Raccontare per sollecitare la memoria

 

Atreju vive a Fantàsia. Sta per succedere che la Fanta Imperatrice muore, Fantàsia è distrutta e il Nulla è da tutte le parti.

Grazie all'aiuto di Atreju, che è uno che può salvare Fantàsia e deve andare dall'Oracolo del Sud, Fantàsia si può salvare.

Per arrivare all'Oracolo del Sud Atreju stava per affogare nelle paludi della tristezza dove era affogato il suo cavallo Artax.

Incontra il Fantadrago che lo porta in un posto dove abitano gli gnomi piccolini. 

Qui, la femmina dello gnomo gli dice: “Devi stare male, se vuoi guarire”, ma è una cosa brutta da dire, perchè non puoi guarire se devi rimanere malato un altro po'!

Atreju va dalle Sfingi, dallo Specchio Magico e poi da Uyulala (l'oracolo del Sud).

Adesso racconto di Artax, così Atreju si ricorda di lui: Artax era il tuo migliore amico, è un cavallo, è morto nelle paludi della Tristezza e tu eri disperato.

Hai dovuto camminare tanto per trovare Morla e non ti sei accorto di Gmork che ti stava inseguendo e ti voleva sconfiggere.

Io ODIO le paludi della Tristezza, perche nelle paludi non ci voglio affogare!!

 

Caro Atreju

devi salvare l'Infanta Imperatrice. L'infanta Imperatrice è una bambina e la devi salvare.

Hai Auryn per proteggerti, te l'ha dato l'Infanta Imperatrice.

A Fantàsia c'era il Nulla che voleva distruggere Fantàsia.

Hai un cavallo, si chiama Artax. Artax è morto nelle paludi della Tristezza.

 

Tu ti chiami Atreju, vivi a Fantàsia. Sei un ragazzo.

A Fantàsia è arrivato il Nulla che sta nascondendo tutto.

Devi salvare l'Infanta Imperatrice, però prima sei partito dal bosco frusciante, c'erano Mordiroccia e altri amici.

C'era Artax, il tuo cavallino e fate la missione.

Poi Artax è morto nella palude della Tristezza e tu piangevi.

Poi sei passato dagli alberi cantanti che ti fanno incantare e non esci più.

È nato “Smork” che ti rincorreva e voleva mangiarti, ma “Igramul, le molte” ti ha punto con il veleno e tu sei sparito.

Sei arrivato dalle Sfingi che correvi e saltavi e poi le avevi superate. Poi sei andato a finire nella porta dello Specchio Magico, dentro di lui hai visto il bambino che stava leggendo. Sei passato e non ti ricordi più niente.

Un nuovo nome per l'Infanta Imperatrice

Dare un nome alle cose significa dare loro vita. Il mondo che ci circonda esiste perchè ogni cosa ha il suo nome. Ciò che non ha nome non c'è.

L'ultima prova richiesta per poter salvare l'Infanta Imperatrice è dunque quella di darle un nuovo nome, quel nome che Atreju non può sceglierle perchè è solo il personaggio di un romanzo e non sa inventare nulla. La capacità immaginativa e creatrice è dei bambini.

”[agli uomini] Fin dall'inizio venne loro data quella stupenda facoltà creatrice, per cui da sempre essi hanno portato nuova vita all'Infanta Imperatrice”

Uyulala, la voce del silenzio, colei che è senza un corpo fisico ed è solo suono si rivolge ai bambini in rima e spiega loro cosa devono fare.

La porta senza chiave conduce all'esterno della scuola. I bambini di cinque anni accompagnano i più piccini tenendoli per mano. In giardino danno libero estro alla loro creatività. La scuola si riempie dei ritratti dell'Infanta Imperatrice così come i bambini la immaginano e dei tanti nuovi nomi che per lei sono stati inventati

 

Il lenzuolo con la storia narrata per immagini è nell'ingresso della scuola, contornato dai tanti testi scritti dai genitori e dalle “porte” ricreate per il viaggio dei bambini.

 

Un rotolo di carta, non molto alto ma assai lungo, reca il ringraziamento degli abitanti di Fantàsia per tutto l'aiuto dei bimbi nel salvare il loro mondo e la loro Imperatrice. Dimostrare gratitudine è importante come, del resto, riceverla. I bambini sono felicissimi per quest'ultimo dono. Srotolato lungo il giardino invita a salirvi sopra e percorrere nuove strade.

 

 

 

La Storia infinita in un lenzuolo: caratteristiche

  • opera artistica composta da numerosi pannelli cuciti insieme

  •  opera collettiva cui ciascun bambino ha partecipato con il proprio contributo

  •  i momenti significativi da rappresentare, sono stati scelti dai bambini in seguito alla lettura della prima parte del romanzo e alla visione del film

  • il personaggio principale delle avventure -Atreju- è stato realizzato in gommapiuma. I bambini lo spostano sui vari pannelli della storia per ri-narrarne le avventure

  • sul lenzuolo si può camminare, avanzare a carponi, nascondersi sotto, restare avvolti...

 


[1]    A. Cagidemetrio, Verso il West. L'autobiografia dei pionieri americani, Nei POZZA editore, Vicenza, 1983, p. 10

 

 

 

 

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