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EDUCARE ALLA MEMORIA:
a
cura di Astrid Valeck Incontro
Beatrice Carmellini una domenica pomeriggio di fine marzo. Nel suo studio,
accanto agli oggetti di lavoro e ai ricordi di famiglia, ha sede la Mnemoteca
del Basso Sarca. Mentre
l'Italia è stretta nella morsa del gelo di un inverno che non accenna a
lasciare il passo alla primavera, qui sembra di essere in un altro mondo:
splende il sole, l'aria è mite e posso lasciare il cappotto in auto. Mi godo
questa giornata straordinaria e l'incontro con una donna minuta, che sprigiona
una forza interiore e un'allegria per la vita, come poche ne ho conosciute. Cosa
mi ha portata fino ad Arco di Trento? La curiosità. Desideravo vedere, nel
concreto, che cosa fosse e come funzionasse una mnemoteca e soprattutto
conoscere la donna che l'aveva resa possibile. La Mnemoteca del Basso Sarca, mi
ha accolta con le sue librerie colme di storie di vita, gelosamente custodite da
Beatrice da diversi anni, proprio in casa sua, perché la Mnemoteca è ancora in
attesa di una sede da parte dell'Amministrazione Comunale. Beatrice
racconta a lungo: delle sue radici, dell'amore per la sua terra, del valore
della memoria, di come è nata l'idea della mnemoteca...
Ho
una formazione pedagogica, ho insegnato alle Elementari e agli educatori, alla
scuola per educatori, prima che fosse assorbita dall'università: due età, i
piccoli e quelli che avevano già finito il percorso e incominciavano l'adultità.
Ho un amore grande per questo Paese, per questa conca dove abitiamo. Mi sembrava che ultimamente fosse molto maltrattata: dal punto di vista paesaggistico e nella memoria, che non avesse conservato memoria, da dove veniva e accanto a questo c'era la storia mia e della mia famiglia che è passata attraverso alcune vicissitudini che si legano in qualche modo alla storia di Arco. Ossia,
Arco, nell'Ottocento era un luogo di cura. Arco ha sempre avuto una vocazione
alla cura. Per questo microclima che c'è solo ad Arco in tutta Italia, perché
comunque siamo a nord, e il nord non è un clima da palme, ulivi, piante
mediterranee come invece ci sono qui, vuol dire che ha un clima che tiene in sé
il clima del nord e quello del sud. Quando gli austriaci scoprirono questo
luogo, più a sud di Merano, dove si spendeva meno e dove potevano curare le
malattie di petto, che nell'ottocento era la tubercolosi ma anche tutto quello
che era la melanconia, la depressione, le bronchiti, le asme... hanno cominciato
a venire qui e a costruire ville dove portare i loro ammalati, convalescenti,
depressi. Arco
è piena di ville che hanno la struttura della mitteleuropa, oltre al fatto che
questo luogo è alle porte d'Europa, è comunque un luogo di frontiera, perché
c'è stato il dominio austriaco. Quel periodo viene ricordato come il periodo
d'oro di Arco, perché Arco era piena di gente, di gente ricca, che veniva a
svernare. Gli austriaci hanno costruito il casinò con le verande, con i gazebo
per fare musica, per fare le feste, perché
erano abituati ad un tenore di vita alto. Con la prima guerra mondiale,
quando i tedeschi non potevano più fare la bella vita che avevano fatto, le
case sono rimaste e sono diventate case di cura[1].
Durante la guerra molte di queste belle case sono diventate lazzaretti,
ospedali, in quanto erano già attrezzate per essere luoghi di medicina, per
avere ambulatori. Tutte queste
ville avevano le verande esposte a sud con le sdraio proprio per prendere il
sole: la cosiddetta “cura dell'aria”. Anche scientificamente, allora, la tbc e le malattie respiratorie si curavano con l'aria buona. Buon cibo e aria buona.
Queste
case bellissime con le verande sono state utilizzate come ospedali. Questi
malati erano poveri, non erano ricchi come gli austriaci e la gente di Arco non
era proprio tanto contenta di avere qui gente malata però, nello stesso tempo,
era un modo per avere posti di occupazione e vi lavoravano soprattutto le donne.
La medesima situazione si è verificata dopo la seconda guerra mondiale, quando
i militari tornavano dal fronte ed erano malati. Mussolini,
a suo tempo, aveva fatto approvare una legge che era quella dei “dispensari
antitubercolari”[2],
della lotta alla tbc, perché allora, vista la miseria, era molto diffusa. Tutti
i dispensari erano collegati fra di loro, funzionava molto bene questa cosa. Ci
furono discussioni tremende nel Comune “Noi non possiamo ospitare tutta questa
gente...” fatto sta che ha vinto quella che io chiamo la vocazione di cura di
Arco. Tutte queste ville e palazzi, ben una trentina, si son trasformati in
sanatori. Arco
era un grande centro sanatoriale e gli ammalati venivano da tutta Italia e la
gente di Arco, subito dopo la guerra, non ha avuto disoccupazione. Caso
rarissimo in Italia. E soprattutto, ha avuto occupazione femminile. Quindi, anche rispetto alla storia dei movimenti femministi, qui c'è stato un movimento femminista molto forte, forse anche perché le donne hanno cominciato presto ad emanciparsi. Non solo hanno potuto far studiare i figli, hanno potuto comprare la cucina a gas avere piccole comodità in casa. È stato un periodo che ha avuto un'influenza grandissima sulla storia di Arco, sociale e culturale; pensate che metà popolazione era di gente malata che veniva da fuori, non solo, ma la cosa più unica che rara in tutto il contesto delle varie realtà di cura è che tutte queste abitazioni sono in centro ad Arco. Di solito i sanatori sono in collina, decentrati. No! Qui erano tutti nel centro, tutti completamente in centro. Gli austriaci le avevano costruite come ville per loro, come case di convalescenza e mica le facevano lontane da un centro!
Poi
c'è stata la scoperta degli antibiotici. Con gli antibiotici non c'è stato più
bisogno di tanti anni di sanatorio per guarire, quindi se prima la cura era
l'aria, dopo son diventati gli antibiotici e nel giro di sei mesi la gente
guariva. Quindi verso il 1975 c'è stata la progressiva chiusura di tutti questi
sanatori. Nello
stesso tempo cosa è successo? Spopolamento
della campagna, industrializzazione, cementificazione, abbandono di queste
strutture al nulla. Occhi vuoti che guardano il niente. Bellissimi palazzi,
bellissime case abbandonate e che adesso sono fatiscenti, per far posto a case
fatte tutte nella stessa maniera. Ho
voluto raccontare questa storia perché anche la mia vita è legata alla storia
dei sanatori: mia mamma ha lavorato in sanatorio, tutte le mie zie hanno
lavorato in sanatorio, io appena morto mio padre e finite le scuole, siccome non
avevamo i soldi per frequentare l'università, l'unico modo per frequentarla era
guadagnare, sono andata a lavorare in sanatorio. Andata a lavorare in sanatorio
mi sono ammalata, son rimasta in sanatorio tre anni, ho conosciuto un uomo in
sanatorio, ci ho fatto una figlia e... ho scritto un libro[3].
Visto
il successo di questo libro la gente continuava a chiedermi: “Ma dai
continua... raccogli ancora le storie della gente.” Infatti, per scrivere il
libro, ho intervistato la gente di Arco. Ho raccolto le testimonianze di coloro
che allora abitavano il paese, di quelle che erano qui malate e poi sono
rimaste, di donne e uomini che lavoravano nei sanatori, ho intervistato gli ex
proprietari dei sanatori, medici, ho raccolto dati e insomma... non è solo un
libro di interviste, ma di narrazione. Nel
frattempo la mia strada si era incrociata con quella di Duccio Demetrio, nello
stesso periodo è nata la Libera Università dell'Autobiografia, sono entrata
nel comitato promotore e poi nel comitato scientifico. CASELLA N3 Subito dopo
un'altra donna di Arco, Tiziana Calzà, seguiva i corsi della Libera, ci siamo
conosciute e insieme ad un'altra ragazza, Sara Maino, che mi aveva aiutata con
le interviste, è nata la Mnemoteca del Basso Sarca.
A
me interessa molto la parte pedagogica di ogni progetto; sia quando ho scritto
il libro sia quando ho voluto insieme a Tiziana e Sara che ci fosse la Mnemoteca,
la parte che mi premeva di più era quella educativa: l'educazione alla memoria.
Quello che vien fuori da... io la chiamo riconoscenza. Ri-conoscenza, ribadita e detta e visibile di quello che è stato; infatti noi siamo perché prima c'era e saremo perché adesso c'è. Quindi, per progettare il futuro bisogna conoscere quello che c'è e quello che c'è stato, per questo motivo per ogni laboratorio è importante documentare il percorso. Da dove sono partita, come ho fatto, dove sono arrivata, come sono arrivata. Soprattutto il “come”, non tanto il “perché”. E’
nel “come” che si sviluppa l'apprendimento. Come ho fatto a capire, come ho
imparato ad apprendere; che è poi il metodo che utilizzavo anche a scuola, è
un prolungamento del mio essere insegnante. Insegnare a pensare, contro
l'indifferenza soprattutto, perché i ragazzi non sanno nulla di quello che è
stato, di come le persone hanno costruito, ma se non lo sai non puoi né
allontanarti, né prendere spunti. Cioè, se noi negli anni Settanta ci siamo
ribellati, ci siamo ribellati a qualche cosa che conoscevamo che non volevamo,
ma se adesso tu non conosci come fai a ribellarti, oppure anche a coinvolgerti,
partecipare, co-costruire? Gli
avvenimenti ti accadono addosso, vivi una omologazione passiva, accetti
acriticamente. E quindi la parte pedagogica e relazionale è quella che mi
interessa di più. Quando tu vai ad intervistare le persone, siano giovani,
anziani, vecchi o semplicemente adulti instauri una relazione che è importante,
sono interviste in profondità e la persona intervistata, mentre sei lì che
l'accogli fa memoria di sé, ma fa anche memoria collettiva, cioè è la nostra
storia che tira fuori e si rende conto di aver vissuto - che a volte non ci
pensa di essere parte di qualcosa di più grande, che non è da solo, ma ha
fatto e sta facendo la Storia. Mi pare che il valore aggiunto della Mnemoteca
rispetto ad un archivio storico o rispetto ai musei diffusi della memoria che
raccolgono gli oggetti, che fan tutti delle opere bellissime e importanti, sia
questa intenzione dichiarata, questa intenzione pedagogica e non solo di
ricerca. Questo è quello che mi appassiona e per il quale val la pena
spendersi. Il fare memoria non è per la nostalgia, non è per auto
celebrazione. Anche se a volte sembra che le persone tendano, quando le
intervisti, ad una certa autoreferenzialità, si accorgono subito di aver
partecipato ad eventi che riguardano una comunità, legano la memoria a luoghi e
tempi, a persone e circostanze che li hanno implicati, dei quali sono stati
protagonisti ma anche comparse; sentono che hanno vissuto ed hanno vissuto in un
certo modo ed hanno un messaggio da darti, un messaggio da portare fiori e nel
futuro, un dono. È dar valore alle persone, alla loro soggettività che si fa
storia collettiva.
Prendersi
cura della memoria, quindi, significa continuare ad amare: le persone, i luoghi,
la vita. Amare significa prendersi
cura, avere attenzione, ascolto, ma anche condividere, co-costruire e
testimoniare. Testimoniare non solo con le storie e le memorie, ma con la
coerenza, la partecipazione, la sobrietà e l'entusiasmo, la passione e la
con-passione. Solo così penso di riuscire a trasmettere memoria, ad averne
cura: essendoci -lieve desiderante amante- essendo con
e verso. Per
andare avanti e realizzare il sogno di una vera Mnemoteca abbiamo però assoluto
bisogno di una sede. Sono tante e piuttosto importanti le iniziative che abbiamo proposto in questi nostri tre anni di lavoro ed anche rilevante la mole di materiali accumulati.
In
questi tre anni abbiamo fatto mostre, spettacoli, installazioni con le
testimonianze raccolte, che sono davvero tante. Abbiamo svolto laboratori con le
scuole: elementari, medie e superiori; con adulti e anziani; laboratori di
formazione per raccoglitori di memorie. Siamo stati presenti ad eventi
comunitari, partecipato a progetti dei Comuni. Siamo stati chiamati ad eventi
nazionali in alcune città d’Italia. Non solo: molte persone ci telefonano per
chiederci di visitare la Mnemoteca, come avete fatto voi. E la Mnemoteca dove è?
In una casa privata dove certamente non possono essere esposti tutti gli oggetti
delle installazioni e delle mostre, dove non possono essere tranquillamente
consultate le monografie di tutte le testimonianze o visionate le
videointerviste. Dove non si possono tenere i laboratori e nemmeno fare
riunioni. Non
solo: anche lavorare per noi volontari è un macello. Senza un luogo dedicato,
dove tutti possono trovare tutto e usare i medesimi computer con i medesimi
programmi, senza dover viaggiare fra una casa e l’altra a scaricare documenti,
foto, video con pen drive, macchine fotografiche digitali, e videocamera. Con il
rischio di dover rifare perché i documenti si spaginano per le differenze di
programmi, che si facciano due volte le stesse cose per paura che vadano
perse... con l’impossibilità di trovarci in un luogo dove si può lavorare
insieme anche a cose diverse. Insomma una casa privata non può avere funzione
pubblica, è chiaro! Fa male pensare che tutto ciò che abbiamo costruito per la
gente, non possa essere veramente utilizzato, reso visibile, condiviso e dunque
non possa creare sistema-cultura di un territorio. A
titolo di esempio: dove possiamo mettere queste installazioni? (vedi anche www.mnemoteca-bs.it Eventi- gallerie fotografiche)
Un
breve resoconto dell’attività svolta tenendo conto che la Mnemoteca si è
costituita nel febbraio 2007. Progetti annuali 2007-2008 Memorie
lavorative e ricreative nella valle del Basso Sarca 1945-1975.
Partecipazione al Bando della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
2007 per progetti di valorizzazione della memoria. 2009-2010 ”Vivere altrove. Storie di migranti nel Basso Sarca trentino”
L’iniziativa
è consistita in una raccolta di memorie e di testimonianze, effettuata
attraverso il metodo dell’intervista narrativa, la video narrazione,
l’apporto di documenti di vario tipo, che riguardano le esperienze, le
condizioni di vita, il grado di integrazione delle famiglie straniere che stanno
vivendo nella nostra valle e, accanto, le storie dei nostri migranti con i
vissuti del loro dover andare e\o essere altrove. Tale
progetto ha visto effettuarsi: 1
laboratorio presso le scuole medie di Arco, cl. III E 1
laboratorio presso il Liceo Scientifico Maffei di Riva del Garda, classi I A-B-D Le
persone e i ragazzi formati presso i laboratori hanno a loro volta prodotto: N.
35 audio interviste e 3 video da parte dei raccoglitori di memorie N.
25 audio interviste da parte dei ragazzi del Liceo Maffei Di Riva d\G N.
16 audio interviste da parte dei ragazzi della classe III E delle scuole medie
di Arco Ogni
testimonianza è stata trascritta, rielaborata in testo narrativo, ne è stato
fatto l’editing corredato con le fotografie donate dai testimoni, quindi
stampata sotto forma di libretto monografico donato al testimone. Le
testimonianze registrate dai ragazzi delle scuole sono state raccolte in un
libro per ogni scuola, anch’esso corredato con fotografie, e donato alle
classi partecipanti con una piccola cerimonia di restituzione alla quale hanno
partecipato genitori, insegnanti e dirigenti scolastici. Alcuni
brani estrapolati dalle testimonianze sono andati a far parte dello spettacolo
teatrale “Caibicincli. Storie di partenze, arrivi, ritorni”. Vedi più
avanti. Microprogetti 2007-2008 Vecchi
mestieri:
Assessorato all’artigianato del Comune di Arco consistenti in 15
videointerviste ad artigiani del Comune di Arco Giovani
e anziani si raccontano:
in coll. con le scuole medie del Basso Sarca e con il Liceo Maffei di Riva del
Garda. -
amicizia
(Scuola media Scipio Sighele) -
lavoro e
divertimento (Ist. Comprensivi di Arco, Riva, Dro; Liceo Maffei; APSP città di
Riva) -
storie de
sposi e de morosi (Liceo Maffei e APSP città di Riva) Riti
di passaggio:
(Biblioteca civica di Riva del Garda) Luoghi
d’acque:
(Assessorato all’Ambiente Comune di Arco) Presentazioni e partecipazioni pubbliche 2007 1.
Fine
settembre - Salone
delle feste del Casinò di Arco presentazione pubblica della Mnemoteca. 2.
31
agosto-2 settembre - Partecipazione
al Festival Nazionale Città e paesi in
racconto ad Anghiari. 3.
1 dicembre - Sala
Consiliare del Casinò di Arco: presentazione pubblica della prima parte del
progetto Memorie lavorative e ricreative
nella valle del Basso Sarca 1945-1975 2008 4.
2
febbraio -
Incontro ufficiale con la SAT. 5.
15-17
febbraio - Presentazione
del lavoro della Mnemoteca nell’ambito del lavoro nazionale dei collaboratori
scientifici della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari (AR). 6.
21
febbraio - Serata di presentazione
dell’attività della Mnemoteca presso la Biblioteca di Dro. 7.
6
marzo - Presso
la sede della Lega Vita Serena di Arco: proiezione foto Sebben
che siamo donne montate in dvd. 8.
10
marzo - Presso
l’Università della Terza Età di Riva del Garda. Lettura di brani, proiezione
di foto. 9.
21
maggio - Partecipazione
come relatori al Convegno “I tesori della vita quotidiana” organizzato
dall’Istituto dei Musei comunali della Provincia di Rimini. Vedi DVD ”Infanzia di una Mnemoteca”. 10.
4
settembre - Giornata con Duccio
Demetrio, laboratorio itinerante Camminando
con penna e pennello; serata a Palazzo Panni su “Filosofia del
camminare”. 11.
18
Ottobre - Presentazione pubblica delle
video interviste Vecchi mestieri Auditorium di Palazzo Panni. 12.
29
Novembre - Aula Magna Liceo Maffei di
Riva del Garda restituzione e presentazione progetti. 13.
novembre
Bolzano Casa della cultura italiana Presentazione pubblica libro di Tiziana Calzà
"La fabbrica, il lavoro, la memoria: l’industria ad Arco raccontata dagli
operai, 1930-2008" a cura
del Museo storico di Trento. 14.
5 Dicembre - Palazzo Panni, Arco: Presentazione pubblica libro di Tiziana Calzà
"La fabbrica, il lavoro, la memoria:
l’industria ad Arco raccontata dagli operai, 1930-2008" 15.
6 Dicembre - Performance “Le lavandare”
presso la fontana del rione di Stranfora ad Arco; 16.
presso
Casa Collini, presentazione video e monografia “Memorie d’acque” . Mostre 2008 1.
Dal
1 dicembre al 9 dicembre
- Mostra interattiva Scrigni della Memoria
presso il Casinò municipale di Arco. 2.
19
e 20 gennaio
- Stand Mnemoteca festa patronale di S. Antonio e S. Marcello nella frazione di
Chiarano di Arco. 3.
6-14
Settembre - Mostra della Memoria contadina e artigiana, a Bolognano di Arco.
Otto laboratori con la scuola materna ed elementare condotti da Arianna Lotti. 2009 4
settembre Mostra “La vita domestica di una volta”, a Bolognano di Arco. Otto laboratori con la
scuola materna ed elementare condotti da Patrizia Paccchera. 5
2. 5\13
dicembre Mostra “Stanza della memoria attiva”, dove alcune innovative
installazioni sono state proposte come un laboratorio per memorie da abitare. La
mostra è stata visitata, nei sei giorni di apertura da 500 persone e sono stati
girati dei video clip ai visitatori. Spettacoli 2008 1.
14
giugno -
Auditorium di Palazzo Panni ad Arco spettacolo teatrale titolo Custodi
delle voci. 2.
21
Settembre - Spettacolo
alla Rocca di Riva del Garda sui contenuti del laboratorio “Riti di Passaggio”. 2009 3.
19 dicembre - Spettacolo teatrale “Caibicincli. Storie
di partenze, arrivi, ritorni” all’Auditorium
del Comprensorio spettatori circa 200 Lo spettacolo è stata la restituzione
alla popolazione della prima parte del Progetto Vivere altrove. Storie di
migranti nel Basso Sarca. Laboratori 2007 1.
Aprile-Maggio
- Laboratorio di formazione per “Custodi
delle memorie” 2.
Ottobre-Novembre
- Laboratorio di formazione “L’autobiografia
a scuola”, cl. Ia B Istituto Fabio Filzi Rovereto 3.
Ottobre-Novembre
- Laboratorio di scrittura autobiografica sul tema “Amicizia”,
scuola media Scipio Sighele di Riva. 2008 1.
11
e 12 gennaio
- Aggiornamento del gruppo di lavoro: corso
di informatica, docente Ada Ascari. 2.
Dal
20 gennaio al 20 aprile - Laboratorio
Giovani e anziani si raccontano –
Memorie di lavoro e svago, Liceo Maffei. Gennaio-Febbraio-Marzo
- Laboratorio di scrittura e riflessione autobiografica nella prima classe del
liceo psicopedagogico di Rovereto 3.
Aprile-Maggio
- Laboratorio
adulti Riti di passaggio, per il
Festival della lettura di Riva. 4.
Maggio
- Laboratorio
adulti Memorie d’acque, Comune di
Arco, assessorato all’Ambiente. 5.
4-5 Ottobre - Laboratorio di
formazione per la raccolta di memorie territoriali, Archivio donne di Rovereto. 6.
Novembre
- Inizio
laboratori liceo e medie: a) “Storie de
sposi e de morosi”; b) Vivere altrove 2009 7.
Laboratorio presso le scuole elementari di Romarzollo
“L’ulivo del Basso Sarca, tradizione e cultura di un territorio” 8.
Laboratorio
“Album di famiglia”; presso le scuole elementari all’Istituto
Gardascuola 9.
Laboratorio
Da dove vieni? Viaggio fra le storie e le culture dei ragazzi“. (vedi
progetto “Vivere altrove)” alle scuole medie di Arco. 10.
Laboratorio
“Incontri. Viaggio fra le storie e le culture dei ragazzi i” (vedi
progetto “Vivere altrove”); al Liceo scientifico di Riva del Garda. 11.
“Re-inventare
l’età matura. Laboratorio di ricerca con donne nate fra il 1940 e il 1957” presso
la Biblioteca civica di Arco Una ricerca nazionale promossa dalla Libera
Università dell’Autobiografia di Anghiari e, per il Trentino, condotta dalla
Mnemoteca con il patrocinio del Comune di Arco.
[1]
Chi volesse approfondire può leggere Beatrice Carmellini, Il
tempo dei sanatori ad Arco (1945-1975), Museo Storico di Trento, 2005 [2]
Nel 1927 veniva strutturata, con
legge dello stato, una rete consortile su base provinciale, comprensiva
progressivamente di consorzi, dispensari, colonie, sanatori, preventori,
forniti di personale sempre più specializzato, con funzioni assistenziali,
preventive, di propaganda e di controllo epidemiologico. L’Istituto
Nazionale della Previdenza Sociale fu delegato dal 1930 a costituire una
rete sanatoriale omogenea su tutto il territorio nazionale. [3] Vedi il volume indicato nella nota
precedente.
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