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 “Soluzioni inaspettate nascono a volte per caso. "Come si può rendere partecipi gli altri del nostro lavoro?" "Documentando" è stata la risposta ed è nata la rivista

EDUCARE ALLA MEMORIA: una chiacchierata con Beatrice Carmellini

a cura di Astrid Valeck 

Incontro Beatrice Carmellini una domenica pomeriggio di fine marzo. Nel suo studio, accanto agli oggetti di lavoro e ai ricordi di famiglia, ha sede la Mnemoteca del Basso Sarca.

Mentre l'Italia è stretta nella morsa del gelo di un inverno che non accenna a lasciare il passo alla primavera, qui sembra di essere in un altro mondo: splende il sole, l'aria è mite e posso lasciare il cappotto in auto. Mi godo questa giornata straordinaria e l'incontro con una donna minuta, che sprigiona una forza interiore e un'allegria per la vita, come poche ne ho conosciute.

Cosa mi ha portata fino ad Arco di Trento? La curiosità. Desideravo vedere, nel concreto, che cosa fosse e come funzionasse una mnemoteca e soprattutto conoscere la donna che l'aveva resa possibile. La Mnemoteca del Basso Sarca, mi ha accolta con le sue librerie colme di storie di vita, gelosamente custodite da Beatrice da diversi anni, proprio in casa sua, perché la Mnemoteca è ancora in attesa di una sede da parte dell'Amministrazione Comunale.

Beatrice racconta a lungo: delle sue radici, dell'amore per la sua terra, del valore della memoria, di come è nata l'idea della mnemoteca...  


Che cosa è la Mnemoteca del Basso Sarca

  • Una banca nella quale depositare i ricordi per farli fruttare, ai singoli, alla comunità e alle generazioni future.

  • Un luogo aperto in cui ognuno e ognuna, grazie alle storie di altri, potrà ritrovare una parte di sé.

  • Un sistema di lettura, consultazione, visione e ascolto delle diverse tipologie di materiali raccolti.

  • Un'occasione di educazione alla memoria e alla conoscenza


Ho una formazione pedagogica, ho insegnato alle Elementari e agli educatori, alla scuola per educatori, prima che fosse assorbita dall'università: due età, i piccoli e quelli che avevano già finito il percorso e incominciavano l'adultità.

Ho un amore grande per questo Paese, per questa conca dove abitiamo. Mi sembrava che ultimamente  fosse molto maltrattata: dal punto di vista paesaggistico e nella memoria, che non avesse conservato memoria, da dove veniva e accanto a questo c'era la storia mia e della mia famiglia che è passata attraverso alcune vicissitudini che si legano in qualche modo alla storia di Arco.

Ossia, Arco, nell'Ottocento era un luogo di cura. Arco ha sempre avuto una vocazione alla cura. Per questo microclima che c'è solo ad Arco in tutta Italia, perché comunque siamo a nord, e il nord non è un clima da palme, ulivi, piante mediterranee come invece ci sono qui, vuol dire che ha un clima che tiene in sé il clima del nord e quello del sud. Quando gli austriaci scoprirono questo luogo, più a sud di Merano, dove si spendeva meno e dove potevano curare le malattie di petto, che nell'ottocento era la tubercolosi ma anche tutto quello che era la melanconia, la depressione, le bronchiti, le asme... hanno cominciato a venire qui e a costruire ville dove portare i loro ammalati, convalescenti, depressi.

Arco è piena di ville che hanno la struttura della mitteleuropa, oltre al fatto che questo luogo è alle porte d'Europa, è comunque un luogo di frontiera, perché c'è stato il dominio austriaco. Quel periodo viene ricordato come il periodo d'oro di Arco, perché Arco era piena di gente, di gente ricca, che veniva a svernare. Gli austriaci hanno costruito il casinò con le verande, con i gazebo per fare musica, per fare le feste, perché  erano abituati ad un tenore di vita alto. Con la prima guerra mondiale, quando i tedeschi non potevano più fare la bella vita che avevano fatto, le case sono rimaste e sono diventate case di cura[1]. Durante la guerra molte di queste belle case sono diventate lazzaretti, ospedali, in quanto erano già attrezzate per essere luoghi di medicina, per avere  ambulatori. Tutte queste ville avevano le verande esposte a sud con le sdraio proprio per prendere il sole: la cosiddetta “cura dell'aria”.

Anche scientificamente, allora, la tbc e le malattie respiratorie si curavano con l'aria buona. Buon cibo e aria buona.  


Obiettivi della Mnemoteca del Basso Sarca

  • Ricostruzione della memoria collettiva del nostro territorio attraverso la raccolta di storie e memorie di vario tipo: oggetti, fotografie, diari, manufatti;

  • la raccolta di narrazioni individuali, familiari, del mondo del lavoro, intergenerazionali e multiculturali per la valorizzazione della memoria storica della gente comune, per la diffusione delle memorie a beneficio di tutta la collettività, per fornire alle persone e in particolare alle giovani generazioni una risorsa per progettare il futuro, per rafforzare l'identità e il senso d appartenenza, per stimolare processi di crescita e sviluppo della comunità


Queste case bellissime con le verande sono state utilizzate come ospedali. Questi malati erano poveri, non erano ricchi come gli austriaci e la gente di Arco non era proprio tanto contenta di avere qui gente malata però, nello stesso tempo, era un modo per avere posti di occupazione e vi lavoravano soprattutto le donne. La medesima situazione si è verificata dopo la seconda guerra mondiale, quando i militari tornavano dal fronte ed erano malati.

Mussolini, a suo tempo, aveva fatto approvare una legge che era quella dei “dispensari antitubercolari”[2], della lotta alla tbc, perché allora, vista la miseria, era molto diffusa. Tutti i dispensari erano collegati fra di loro, funzionava molto bene questa cosa. Ci furono discussioni tremende nel Comune “Noi non possiamo ospitare tutta questa gente...” fatto sta che ha vinto quella che io chiamo la vocazione di cura di Arco. Tutte queste ville e palazzi, ben una trentina, si son trasformati in sanatori.

Arco era un grande centro sanatoriale e gli ammalati venivano da tutta Italia e la gente di Arco, subito dopo la guerra, non ha avuto disoccupazione. Caso rarissimo in Italia. E soprattutto, ha avuto occupazione femminile.

Quindi, anche rispetto alla storia dei movimenti femministi, qui c'è stato un movimento femminista molto forte, forse anche perché le donne hanno cominciato presto ad emanciparsi. Non solo hanno potuto far studiare i figli, hanno potuto comprare la cucina a gas avere piccole comodità in casa. È stato un periodo che ha avuto un'influenza grandissima sulla storia di Arco, sociale e culturale; pensate che metà popolazione era di gente malata che veniva da fuori, non solo, ma la cosa più unica che rara in tutto il contesto delle varie realtà di cura è che tutte queste abitazioni sono in centro ad Arco. Di solito i sanatori sono in collina, decentrati. No! Qui erano tutti nel centro, tutti completamente in centro. Gli austriaci le avevano costruite come ville per loro, come case di convalescenza e mica le facevano lontane da un centro!


Come funziona la Mnemoteca del Basso Sarca

Apertura di uno spazio fisico, installazione di mostre interattive, costituzione di archivio e biblioteca tematica, sportello di accoglienza e consultazione, realizzazione di corsi di formazione, laboratori autobiografici, ricerche, incontri e convegni


Poi c'è stata la scoperta degli antibiotici. Con gli antibiotici non c'è stato più bisogno di tanti anni di sanatorio per guarire, quindi se prima la cura era l'aria, dopo son diventati gli antibiotici e nel giro di sei mesi la gente guariva. Quindi verso il 1975 c'è stata la progressiva chiusura di tutti questi sanatori.

Nello stesso tempo cosa è successo?

Spopolamento della campagna, industrializzazione, cementificazione, abbandono di queste strutture al nulla. Occhi vuoti che guardano il niente. Bellissimi palazzi, bellissime case abbandonate e che adesso sono fatiscenti, per far posto a case fatte tutte nella stessa maniera.

Ho voluto raccontare questa storia perché anche la mia vita è legata alla storia dei sanatori: mia mamma ha lavorato in sanatorio, tutte le mie zie hanno lavorato in sanatorio, io appena morto mio padre e finite le scuole, siccome non avevamo i soldi per frequentare l'università, l'unico modo per frequentarla era guadagnare, sono andata a lavorare in sanatorio. Andata a lavorare in sanatorio mi sono ammalata, son rimasta in sanatorio tre anni, ho conosciuto un uomo in sanatorio, ci ho fatto una figlia e... ho scritto un libro[3].

Visto il successo di questo libro la gente continuava a chiedermi: “Ma dai continua... raccogli ancora le storie della gente.” Infatti, per scrivere il libro, ho intervistato la gente di Arco. Ho raccolto le testimonianze di coloro che allora abitavano il paese, di quelle che erano qui malate e poi sono rimaste, di donne e uomini che lavoravano nei sanatori, ho intervistato gli ex proprietari dei sanatori, medici, ho raccolto dati e insomma... non è solo un libro di interviste, ma di narrazione.

Nel frattempo la mia strada si era incrociata con quella di Duccio Demetrio, nello stesso periodo è nata la Libera Università dell'Autobiografia, sono entrata nel comitato promotore e poi nel comitato scientifico. CASELLA N3 Subito dopo un'altra donna di Arco, Tiziana Calzà, seguiva i corsi della Libera, ci siamo conosciute e insieme ad un'altra ragazza, Sara Maino, che mi aveva aiutata con le interviste, è nata la Mnemoteca del Basso Sarca.  

Mostra-Installazione “Stanza della memoria attiva” dicembre 2009

Scrittoio delle video interviste e touch screen che narra il lavoro della Mnemoteca

Finestra con panorami parlanti

Libreria con cornici digitali

Dna delle storie

 

A me interessa molto la parte pedagogica di ogni progetto; sia quando ho scritto il libro sia quando ho voluto insieme a Tiziana e Sara che ci fosse la Mnemoteca, la parte che mi premeva di più era quella educativa: l'educazione alla memoria. Quello che vien fuori da... io la chiamo riconoscenza.

Ri-conoscenza, ribadita e detta e visibile di quello che è stato; infatti noi siamo perché prima c'era e saremo perché adesso c'è. Quindi, per progettare il futuro bisogna conoscere quello che c'è e quello che c'è stato, per questo motivo per ogni laboratorio è importante documentare il percorso. Da dove sono partita, come ho fatto, dove sono arrivata, come sono arrivata. Soprattutto il “come”, non tanto il “perché”.

E’ nel “come” che si sviluppa l'apprendimento. Come ho fatto a capire, come ho imparato ad apprendere; che è poi il metodo che utilizzavo anche a scuola, è un prolungamento del mio essere insegnante. Insegnare a pensare, contro l'indifferenza soprattutto, perché i ragazzi non sanno nulla di quello che è stato, di come le persone hanno costruito, ma se non lo sai non puoi né allontanarti, né prendere spunti. Cioè, se noi negli anni Settanta ci siamo ribellati, ci siamo ribellati a qualche cosa che conoscevamo che non volevamo, ma se adesso tu non conosci come fai a ribellarti, oppure anche a coinvolgerti, partecipare, co-costruire?

Gli avvenimenti ti accadono addosso, vivi una omologazione passiva, accetti acriticamente. E quindi la parte pedagogica e relazionale è quella che mi interessa di più. Quando tu vai ad intervistare le persone, siano giovani, anziani, vecchi o semplicemente adulti instauri una relazione che è importante, sono interviste in profondità e la persona intervistata, mentre sei lì che l'accogli fa memoria di sé, ma fa anche memoria collettiva, cioè è la nostra storia che tira fuori e si rende conto di aver vissuto - che a volte non ci pensa di essere parte di qualcosa di più grande, che non è da solo, ma ha fatto e sta facendo la Storia. Mi pare che il valore aggiunto della Mnemoteca rispetto ad un archivio storico o rispetto ai musei diffusi della memoria che raccolgono gli oggetti, che fan tutti delle opere bellissime e importanti, sia questa intenzione dichiarata, questa intenzione pedagogica e non solo di ricerca. Questo è quello che mi appassiona e per il quale val la pena spendersi. Il fare memoria non è per la nostalgia, non è per auto celebrazione. Anche se a volte sembra che le persone tendano, quando le intervisti, ad una certa autoreferenzialità, si accorgono subito di aver partecipato ad eventi che riguardano una comunità, legano la memoria a luoghi e tempi, a persone e circostanze che li hanno implicati, dei quali sono stati protagonisti ma anche comparse; sentono che hanno vissuto ed hanno vissuto in un certo modo ed hanno un messaggio da darti, un messaggio da portare fiori e nel futuro, un dono. È dar valore alle persone, alla loro soggettività che si fa storia collettiva.  

Mostra “Scrigni della memoria” dicembre 2007

Progetto tematico “Memorie lavorative e ricreative nella valle del Basso Sarca. 1945-1980”

Per questo progetto sono state raccolte un centinaio di testimonianze. Una ventina di video interviste, si è realizzata la mostra “Scrigni della memoria” e uno spettacolo “Custodi delle voci

Prendersi cura della memoria, quindi, significa continuare ad amare: le persone, i luoghi, la vita. Amare  significa prendersi cura, avere attenzione, ascolto, ma anche condividere, co-costruire e testimoniare. Testimoniare non solo con le storie e le memorie, ma con la coerenza, la partecipazione, la sobrietà e l'entusiasmo, la passione e la con-passione. Solo così penso di riuscire a trasmettere memoria, ad averne cura: essendoci -lieve desiderante amante- essendo con e verso.

Per andare avanti e realizzare il sogno di una vera Mnemoteca abbiamo però assoluto bisogno di una sede.

Sono tante e piuttosto importanti le iniziative che abbiamo proposto in questi nostri tre anni di lavoro ed anche rilevante la mole di materiali accumulati.

Mostra a Bolognano sugli oggetti del lavoro contadino e domestico d’un tempo che si sta dimenticando, con visite guidate delle scuole e successivo lavoro didattico 2008 e 2009.

Una Mnemoteca che non abbia la possibilità di essere “abitata” costantemente da tutti, sia da chi ci lavora sia da coloro che ne vogliono consultare o utilizzare la progettualità ha una grande difficoltà a radicarsi veramente nel territorio ed essere parte propositiva per la comunità.

In questi tre anni abbiamo fatto mostre, spettacoli, installazioni con le testimonianze raccolte, che sono davvero tante. Abbiamo svolto laboratori con le scuole: elementari, medie e superiori; con adulti e anziani; laboratori di formazione per raccoglitori di memorie. Siamo stati presenti ad eventi comunitari, partecipato a progetti dei Comuni. Siamo stati chiamati ad eventi nazionali in alcune città d’Italia. Non solo: molte persone ci telefonano per chiederci di visitare la Mnemoteca, come avete fatto voi. E la Mnemoteca dove è? In una casa privata dove certamente non possono essere esposti tutti gli oggetti delle installazioni e delle mostre, dove non possono essere tranquillamente consultate le monografie di tutte le testimonianze o visionate le videointerviste. Dove non si possono tenere i laboratori e nemmeno fare riunioni.

Non solo: anche lavorare per noi volontari è un macello. Senza un luogo dedicato, dove tutti possono trovare tutto e usare i medesimi computer con i medesimi programmi, senza dover viaggiare fra una casa e l’altra a scaricare documenti, foto, video con pen drive, macchine fotografiche digitali, e videocamera. Con il rischio di dover rifare perché i documenti si spaginano per le differenze di programmi, che si facciano due volte le stesse cose per paura che vadano perse... con l’impossibilità di trovarci in un luogo dove si può lavorare insieme anche a cose diverse. Insomma una casa privata non può avere funzione pubblica, è chiaro! Fa male pensare che tutto ciò che abbiamo costruito per la gente, non possa essere veramente utilizzato, reso visibile, condiviso e dunque non possa creare sistema-cultura di un territorio.

A titolo di esempio: dove possiamo mettere queste installazioni? (vedi anche www.mnemoteca-bs.it  Eventi- gallerie fotografiche) 

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 Un breve resoconto dell’attività svolta tenendo conto che la Mnemoteca si è costituita nel febbraio 2007.

 Progetti annuali

2007-2008

Memorie lavorative e ricreative nella valle del Basso Sarca 1945-1975. Partecipazione al Bando della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto 2007 per progetti di valorizzazione della memoria.

 

2009-2010

”Vivere altrove. Storie di migranti nel Basso Sarca trentino”

L’iniziativa è consistita in una raccolta di memorie e di testimonianze, effettuata attraverso il metodo dell’intervista narrativa, la video narrazione, l’apporto di documenti di vario tipo, che riguardano le esperienze, le condizioni di vita, il grado di integrazione delle famiglie straniere che stanno vivendo nella nostra valle e, accanto, le storie dei nostri migranti con i vissuti del loro dover andare e\o essere altrove.

Tale progetto ha visto effettuarsi:

1 laboratorio presso le scuole medie di Arco, cl. III E

1 laboratorio presso il Liceo Scientifico Maffei di Riva del Garda, classi I A-B-D

Le persone e i ragazzi formati presso i laboratori hanno a loro volta prodotto:

N. 35 audio interviste e 3 video da parte dei raccoglitori di memorie

N. 25 audio interviste da parte dei ragazzi del Liceo Maffei Di Riva d\G

N. 16 audio interviste da parte dei ragazzi della classe III E delle scuole medie di Arco

Ogni testimonianza è stata trascritta, rielaborata in testo narrativo, ne è stato fatto l’editing corredato con le fotografie donate dai testimoni, quindi stampata sotto forma di libretto monografico donato al testimone.

Le testimonianze registrate dai ragazzi delle scuole sono state raccolte in un libro per ogni scuola, anch’esso corredato con fotografie, e donato alle classi partecipanti con una piccola cerimonia di restituzione alla quale hanno partecipato genitori, insegnanti e dirigenti scolastici.

Alcuni brani estrapolati dalle testimonianze sono andati a far parte dello spettacolo teatrale “Caibicincli. Storie di partenze, arrivi, ritorni”. Vedi più avanti.

 Microprogetti

2007-2008

Vecchi mestieri: Assessorato all’artigianato del Comune di Arco consistenti in 15 videointerviste ad artigiani del Comune di Arco

Giovani e anziani si raccontano: in coll. con le scuole medie del Basso Sarca e con il Liceo Maffei di Riva del Garda.

-                                 amicizia (Scuola media Scipio Sighele)

-                                 lavoro e divertimento (Ist. Comprensivi di Arco, Riva, Dro; Liceo Maffei; APSP città di Riva)

-                                 storie de sposi e de morosi (Liceo Maffei e APSP città di Riva)

Riti di passaggio: (Biblioteca civica di Riva del Garda)

Luoghi d’acque: (Assessorato all’Ambiente Comune di Arco)

 Presentazioni e partecipazioni pubbliche

2007

1.      Fine settembre - Salone delle feste del Casinò di Arco presentazione pubblica della Mnemoteca.

2.      31 agosto-2 settembre - Partecipazione al Festival Nazionale Città e paesi in racconto ad Anghiari.

3.      1 dicembre - Sala Consiliare del Casinò di Arco: presentazione pubblica della prima parte del progetto Memorie lavorative e ricreative nella valle del Basso Sarca 1945-1975

2008

4.        2 febbraio - Incontro ufficiale con la SAT.

5.        15-17 febbraio - Presentazione del lavoro della Mnemoteca nell’ambito del lavoro nazionale dei collaboratori scientifici della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari (AR).

6.        21 febbraio - Serata di presentazione dell’attività della Mnemoteca presso la Biblioteca di Dro.

7.        6 marzo - Presso la sede della Lega Vita Serena di Arco: proiezione foto Sebben che siamo donne montate in dvd.

8.        10 marzo - Presso l’Università della Terza Età di Riva del Garda. Lettura di brani, proiezione di foto.

9.        21 maggio - Partecipazione come relatori al Convegno “I tesori della vita quotidiana” organizzato dall’Istituto dei Musei comunali della Provincia di Rimini. Vedi DVD ”Infanzia di una Mnemoteca”.

10.     4 settembre - Giornata con Duccio Demetrio, laboratorio itinerante Camminando con penna e pennello; serata a Palazzo Panni su “Filosofia del camminare”.

11.     18 Ottobre - Presentazione pubblica delle video interviste Vecchi mestieri Auditorium di Palazzo Panni.

12.     29 Novembre - Aula Magna Liceo Maffei di Riva del Garda restituzione e presentazione progetti.

13.     novembre Bolzano Casa della cultura italiana Presentazione pubblica libro di Tiziana Calzà "La fabbrica, il lavoro, la memoria: l’industria ad Arco raccontata dagli operai, 1930-2008"  a cura del Museo storico di Trento.

14.     5 Dicembre - Palazzo Panni, Arco: Presentazione pubblica libro di Tiziana Calzà "La fabbrica, il lavoro, la memoria: l’industria ad Arco raccontata dagli operai, 1930-2008"

15.     6 Dicembre - Performance “Le lavandare” presso la fontana del rione di Stranfora ad Arco;

16.     presso Casa Collini, presentazione video e monografia “Memorie d’acque” . 

 Mostre

2008

1.      Dal 1 dicembre al 9 dicembre - Mostra interattiva Scrigni della Memoria presso il Casinò municipale di Arco.

2.      19 e 20 gennaio - Stand Mnemoteca festa patronale di S. Antonio e S. Marcello nella frazione di Chiarano di Arco.

3.      6-14 Settembre - Mostra della Memoria contadina e artigiana, a Bolognano di Arco. Otto laboratori con la scuola materna ed elementare condotti da Arianna Lotti.

2009

4               settembre Mostra “La vita domestica di una volta”, a Bolognano di Arco. Otto laboratori con la scuola materna ed elementare condotti da Patrizia Paccchera.

5               2. 5\13 dicembre Mostra “Stanza della memoria attiva”, dove alcune innovative installazioni sono state proposte come un laboratorio per memorie da abitare. La mostra è stata visitata, nei sei giorni di apertura da 500 persone e sono stati girati dei video clip ai visitatori.

 Spettacoli

2008

1.                  14 giugno - Auditorium di Palazzo Panni ad Arco spettacolo teatrale titolo Custodi delle voci.

2.                  21 Settembre - Spettacolo alla Rocca di Riva del Garda sui contenuti del laboratorio “Riti di Passaggio”.

2009

3.              19 dicembre - Spettacolo teatrale “Caibicincli. Storie di partenze, arrivi, ritorni”  all’Auditorium del Comprensorio spettatori circa 200 Lo spettacolo è stata la restituzione alla popolazione della prima parte del Progetto Vivere altrove. Storie di migranti nel Basso Sarca.

 Laboratori

2007

1.      Aprile-Maggio - Laboratorio di formazione per “Custodi delle memorie

2.      Ottobre-Novembre - Laboratorio di formazione “L’autobiografia a scuola”, cl. Ia B Istituto Fabio Filzi Rovereto

3.      Ottobre-Novembre - Laboratorio di scrittura autobiografica sul tema “Amicizia”, scuola media Scipio Sighele di Riva.

2008

1.                       11 e 12 gennaio - Aggiornamento del gruppo di lavoro: corso di informatica, docente Ada Ascari.

2.                       Dal 20 gennaio al 20 aprile - Laboratorio Giovani e anziani si raccontano – Memorie di lavoro e svago, Liceo Maffei. Gennaio-Febbraio-Marzo - Laboratorio di scrittura e riflessione autobiografica nella prima classe del liceo psicopedagogico di Rovereto

3.                       Aprile-Maggio - Laboratorio adulti Riti di passaggio, per il Festival della lettura di Riva.

4.                       Maggio - Laboratorio adulti Memorie d’acque, Comune di Arco, assessorato all’Ambiente.

5.              4-5 Ottobre - Laboratorio di formazione per la raccolta di memorie territoriali, Archivio donne di Rovereto.

6.                       Novembre - Inizio laboratori liceo e medie: a) “Storie de sposi e de morosi”; b) Vivere altrove

2009

7.                       Laboratorio presso le scuole elementari di Romarzollo “L’ulivo del Basso Sarca, tradizione e cultura di un territorio”

8.                       Laboratorio “Album di famiglia”; presso le scuole elementari all’Istituto Gardascuola

9.                       Laboratorio Da dove vieni? Viaggio fra le storie e le culture dei ragazzi“. (vedi progetto “Vivere altrove)” alle scuole medie di Arco.

10.                   Laboratorio “Incontri. Viaggio fra le storie e le culture dei ragazzi i” (vedi progetto “Vivere altrove”); al Liceo scientifico di Riva del Garda.

11.                   “Re-inventare l’età matura. Laboratorio di ricerca con donne nate fra il 1940 e il 1957” presso la Biblioteca civica di Arco Una ricerca nazionale promossa dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari e, per il Trentino, condotta dalla Mnemoteca con il patrocinio del Comune di Arco.  

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[1]              Chi volesse approfondire può leggere Beatrice Carmellini, Il tempo dei sanatori ad Arco (1945-1975), Museo Storico di Trento, 2005

[2]              Nel 1927 veniva strutturata, con legge dello stato, una rete consortile su base provinciale, comprensiva progressivamente di consorzi, dispensari, colonie, sanatori, preventori, forniti di personale sempre più specializzato, con funzioni assistenziali, preventive, di propaganda e di controllo epidemiologico. L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale fu delegato dal 1930 a costituire una rete sanatoriale omogenea su tutto il territorio nazionale.

[3]     Vedi il volume indicato nella nota precedente.