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 “Soluzioni inaspettate nascono a volte per caso. "Come si può rendere partecipi gli altri del nostro lavoro?" "Documentando" è stata la risposta ed è nata la rivista

"I ricordi si conservano nell'immaginario del futuro
A. De La Garanderie

DIDATTICA DI BASE INTERCULTURALE E D'INTEGRAZIONE: COSTRUTTRICE DI COMUNITA'

...Ovvero quello che è indispensabile fare quando è difficile l'insegnamento/apprendimento

di Gabriellla Giornelli

A scuola abitualmente si parla di "intercultura" solo quando si ha a che fare con studenti stranieri non italofoni. Credo, invece, che avvenga un fenomeno "interculturale" nel momento stesso in cui le persone s'incontrano per insegnare/apprendere. Perchè, anche in presenza di culture simili, esiste un modo di pensare /esprimersi/studiare/comprendere/memorizzare che è peculiare dell'insegnante, come ne esiste uno diverso per ogni studente della classe: solo quando queste diversità si incontrano, interagendo fra loro, è possibile che dalla loro relazione abbia origine l'insegnamento/apprendimento

Se viceversa si vorrà semplificare il fenomeno, riducendo la complessità e imponendo un solo percorso (quello dell'insegnante) inevitabilmente saranno escluse molte opportunità, impedendo ad alcuni di partecipare. Così la possibilità di un'avventura culturale si trasforma in sterile contrapposizione.

Le esperienze scolastiche (da studente, insegnante, formatrice) mi dimostrano che la scuola non considera questa pluralità di voci, anzi molto spesso si muove in una logica conflittuale di giusto/sbagliato, di buono/cattivo, di intelligente/stupido o di competente/incompetente. Si segue il criterio dell'esclusione: fissati i principi di riferimento, si escludono quanti ne sono al di fuori. E' un criterio non esplicitato, cha varia da scuola a scuola, ma che colpisce con la stessa brutalità: o fai parte del gruppo (di chi insegna/apprende) o ne sei emarginato

Anche quando ci si riferisce all'integrazione, lo si fa alludendo all'inserimento, in una classe, di alunni con deficit o con difficoltà di comunicazione linguistica in quanto stranieri. Spesso questi tentativi di integrazione si riducono a piccoli percorsi iniziali d'accoglienza. Ci si dimentica che integrarsi è un obiettivo per tutti gli studenti ed è un fenomeno continuo, che può avverarsi solo in un clima di classe pensato ininterrottamente a tale funzione, alla valorizzazione di tutti e al riconoscimento della particolarità di ognuno come parte fondamentale per l'esistere del gruppo.

Con un sistema scolastico che privilegia un tipo solo di insegnamento (quello frontale) e uno solo d'apprendimento (ascolta e studia), non ricercando l'interazione tra le due azioni, molti sono esclusi. Ne sono testimonianza l'alta percentuale di respinti alla fine del biennio delle superiori, i bassi risultati della scuola italiana nel panorama internazionale, le difficoltà di relazione a scuola fra insegnanti e studenti, nonchè le lamentele avanzate dagli insegnanti stessi rispetto le diminuite capacità intellettive dei loro studenti: non sanno parlare, non sanno studiare, non sanno scrivere nè affrontare criticamente lo studio e la vita. Sopprattutto quando questi impedimenti diventano predominanti rispetto ai risultati affermativi. è indispensabile adottare strategie educative/DIDATTICHE CHE TENGANO CONTO DELLE VARIE DIVERSITà ( DI PENSIERO, DI studio , di apprendimento) come elementi arricchenti e non di disturbo, per proporre soluzioni innovative e creative all''insegnare e all'apprendere stando insieme. A questo mi riferisco quando parlo di didattica interculturale e di base. Si entra in un mondo vasto e complesso. Per questo motivo ho cercato di ridurre il campo il campo e comincerò a considerare i temi educativi/didattici partendo da quelli che considero i principali "bisogni" di ogni studente. Importanti per tutti, diventano necessità primarie irrinunciabili per chi ha difficoltà a scuola

In questo modo desidero spostare l'attenzione da quella che da più parti è chiamata "preparazione minima di base" (considerando indispensabili i livelli minimi culturali), a quella che potremmo definire una preparazione fondante, solida, culturalmente valida e aperta a prospettive future.

Sono contraria all'idea che difronte alle difficoltà scolastiche sia necessario abbassare i livelli possibili, ritagliare scampoli di cultura. Ritengo che con ogni studente si debbano perseguire sempre i massimi livelli possibili,  ma ogni preparazione vale se è accompagnata da qualcosa di più e se soddisfa quei bisogni primari che andrò poi a considerare. Anzi, se non teniamo presenti questi, non è possibile che si realizzi una preparazione di "base" adeguata. Facendo l'lenco dei bisogni, ho pensato di raggrupparli in quattro categorie, ispirandomi per tre di esse all'elenco che riporta Marianella Sclavi* quando considera i bisogni negati in una scuola del bronx dalla cui ananlisi si parte per il miglioramento della scuola stessa:

il bisogno di considerazione personale

il bisogno di solidarietà e di condivisione con gli altri

il bisogno di conoscere e di apprendere in modo critico

il bisogno di avere prospettive future, di immaginare il proprio futuro

* Marianella Sclavi, "La signora va nel Bronx", B. Mondadori, Milano 2006. pp 228-238

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