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LE ATTIVITÀ EDUCATIVE ALL’APERTO

Intervista di Fabiola Crudeli a Katarina Johansson e Anders Szczepanski - Traduzione di Susanna Soglia

Premessa

L’intervista si è svolta durante il Seminario rivolto alle educatrici ed alle insegnanti dei servizi per l’infanzia 0/6; svoltosi il 28 gennaio 2009 a Meldola in collaborazione al network S.E.R.N .

Katarina Johansson e Anders Szczepanski, sono docenti presso il Centro di Attività Educative all’Aperto, presso l’Università Linkoping, Svezia.


Fabiola: come possiamo definire la pedagogia della didattica all’aperto?

Katarina: la si può definire come una modalità espressiva di apprendimento in quanto tende a favorire lo sviluppo psicomotorio e la salute mentale del bambino, coniugando teoria e pratica, corpo e mente.

Nella didattica all'aperto si può fare una distinzione in base all'età: i bambini piccoli di 1 o 2 anni giocano all’aperto in luoghi circoscritti e fanno attività di esplorazione, i bambini più grandi, dai 3 ai 5 anni, fanno vere e proprie attività didattiche sperimentando strategie di apprendimento.

Fondamentale è coniugare teoria e pratica: si fa attività sia in aula che all’aperto cercando di rendere tutto divertente e interessante.

E’ importante la “co -discovery” (co-scoperta): lo scoprire insieme sentendosi sicuri nelle varie situazioni.

Fabiola : come vengono svolte queste attività in Svezia?

Katarina: vengono svolte in tutte le stagioni dell'anno con ogni agente atmoferico, indipendentemente dai periodi dell'anno e dalle condizioni climatiche perchè questo fa parte della scoperta.

Si sensibilizzano i bambini al contatto con la natura per sviluppare anche un discorso di sostenibilità ambientale.

Fabiola: dove si possono svolgere queste attività?

Katarina: basta uscire dalla scuola, usare i materiali che ci offre la natura (sassi, pigne, foglie, erba, terra, legni…): siamo noi adulti che dobbiamo avere voglia di farlo, di esplorare il paesaggio intorno e capire come utilizzarlo per il bambino.

Si può utilizzare l’area più vicina alla scuola che abbia come caratteristiche piante e cespugli dove giocare, nascondersi ed esplorare.

Questo tipo di didattica non è solo un modo di lavorare, ma di essere.

I bambini imparano a cooperare, a concentrarsi, a stare in equilibrio con il corpo, sviluppano le capacità motorie, imparano a conoscere i paesaggi, ad acquisire un senso di sicurezza e a prendersi cura dell’ambiente.

Fabiola: esiste una relazione tra ambiente e apprendimento?

Anders: l'apprendimento si verifica con l'incontro fra paesaggio mentale e paesaggio ambientale, ossia tra spazio mentale e spazio concreto (in-door / out-door).

Con l'attività esterna si scatenano reazioni chimiche che abbassano lo stress e fanno bene alla salute. Anche il cosiddetto “indice di risata” si alza durante la raccolta di materiali legati alla natura.

È importante, per un buon processo di apprendimento, che le attività didattiche facciano riferimento ai quattro aspetti sensoriali:

il lavoro con le mani (tatto);

il lavoro con la testa (mente);

il lavoro con il cuore (aspetto emotivo);

il lavoro con il corpo (salute).

Il rafforzamento dei sensi è molto importante perchè proprio attraverso i sensi si arriva alla memorizzazione e l'alternanza fra il fuori e il dentro costituisce una circolarità che va a rafforzare l'apprendimento.

Per questo è importante utilizzare il giardino più vicino!

Tutti i sensi devono essere usati perché si sviluppino: odorato – vista – gusto – tatto, perché sentire qualcosa è più efficace di una semplice parola per rafforzare il concetto; importante quindi l'unione fra esperienza diretta (esterno) e conoscenza (riflessione). È il collegamento tra l'esperienza diretta reale e autentica della realtà e l'informazione che fa la riflessione.

Già nell'antichità abbiamo avuto con Aristotele e poi, più recentemente, con la Montessori precursori dell'unione fra teoria e pratica, della teoria del dentro-fuori.

Fabiola: esiste quindi un gioco che si può definire ecologico?

Anders: il senso del gioco ecologico si basa sull’utilizzo del paesaggio storico-sociale: come ti vesti, visite in luoghi nuovi, ecc.. .

I bambini piccoli devono stare bene e sentirsi bene, non ci può essere apprendimento senza riflessione, la conoscenza, l’informazione e l’esperienza diretta consolidano l’apprendimento.

Non bastano i libri, bisogna tornare all’esperienza diretta con la realtà.

Bisogna passare dall'hi-tec all'hi-touch, ossia passare dalla tecnologia al tocco sensoriale.

Fabiola: le attività di gioco all’aperto possono avere dei benefici in riferimento alla salute dei bambini?

Anders: i bambini che sono a contatto con animali e natura hanno maggiori capacità di adattamento e apprendimento, oltre al fatto che si ammalano molto meno.

Molti ospedali in Svezia hanno l’area verde per effettuare delle cure all’aperto perché la terapia verde cura più delle medicine.

Noi tutti dovremmo fare 15.000 passi al giorno perché la mobilità del corpo previene molte patologie e quindi, in ultima analisi porta ad un abbassamento dei costi sociali.

La fragilità ossea si può prevenire fin dalla prima infanzia, la luce naturale fa molto meglio della luce artificiale e gli educatori che stanno fuori coi bambini si ammalano molto meno.

Convincere i genitori che fa bene stare all’aperto è un grande progetto di salute ambientale e bisognerebbe iniziare coi bambini di 1 anno.

I bambini che stanno molto a contatto con la natura (prima degli undici anni), sono molto meno stressati e diventeranno degli adulti più sensibili.

Bisogna coinvolgere i politici per creare un paesaggio sano e naturale per i bambini….gli alberi sono importanti, in Svezia le scuole sono vicinissime alle foreste.

Le capacità motorie si sviluppano meglio all’aperto che in palestra.

È importante proporre questa attività perché i bambini devono divertirsi e lo fanno molto meglio a diretto contatto con la natura. I luoghi più pericolosi sono in casa, non all’aperto!

Info : http://pre-schools.sern.eu/

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