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“Accorgersi dell’altro è guardarlo con innocenza, ascoltare gli echi che la sua presenza fa diversamente riverberare in ciascuno di noi..” Da “Brogliacci di accoglienza” a cura di Andreina Bergonzoni e Mauro Cervellati – IRRSAE Bologna 1998
Racconta un’antica leggenda persiana che, alla morte del suo visir, un sultano convocasse tre dei nobili di rango più elevato, per scegliere tra loro il possibile successore. La scelta si presentava ardua, poiché tutti e tre erano famosi per le imprese militari ed erano conosciuti nel popolo per la generosità e la saggezza del loro temperamento. Il re rivolse loro, separatamente, lo stesso quesito: <Deve arrivare il re delle Indie, con tutto il suo seguito, che tipo di festa realizzeresti per la sua accoglienza e per quanti giorni questa durerebbe?> Rispose il primo: <Ucciderei non meno di cinque tra i capi migliori del gregge reale, farei giungere da Bagdad miele, zenzero, uva passita e frutta secca e inonderei le sale del profumo dell’incenso. Le feste dovrebbero durare tre giorni consecutivi>. <Darei ordine di macellare dieci tra i capi migliori del gregge del re> rispose il secondo. < Farei giungere a palazzo suonatori famosi e ballerine dai corpi flessuosi, frutta e dolci dai mercati di Bagdad e i festeggiamenti si svolgerebbero per otto giorni continui>. Il terzo si fermò più a lungo a riflettere ed esordì dicendo: <Non darei ordini speciali, o mio sovrano, perché già tutto quello che serve al corpo esiste nel palazzo del re, ma…> <Ma cosa?> incalzò curioso il re <Ma preparerei il mio cuore e la mia mente per accogliere le sue parole ed ascoltare le sue idee>. <E per quanto tempo dovrebbe durare questo tipo di accoglienza?> <Come? Mio sire, io non capisco….l’accoglienza dura per tutto il tempo in cui l’altro è presso di te!> Sorrise soddisfatto il sultano, accarezzandosi la barba. Non aveva bisogno di altre prove per eleggere il nuovo visir. L’articolo, curato da Gabriella Giornelli, è tratto dal numero 6 della rivista Paesaggi Educativi, settembre 2002.
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